Pietrosky, capodanno a Genova

Ci siamo !

Il 2018 non poteva che finire in bellezza.

Sarò ospite della #cittadeibambini per la grande festa di capodanno

https://www.facebook.com/334380070273591/posts/735651146813146/

Conferenza e partecipazione: le forme della comunicazione scolastica. Quando la noia non arriva

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conferenza forma circolare

Sabato scorso, 12 Maggio 2018, si è svolta al parco di Monteclaro la conferenza “La scuola degli Elfi: Educazione all’aria aperta nella scuola pubblica“.

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conferenza confronti

Devo ammettere che, nonostante Luca Gasole e Mara Lasi – della Associazione Punti di Vista – siano i miei amici e le nostre associazioni quasi sorelle, mi sono recato alla sala polifunzionale del parco di Monteclaro convinto di assistere alla solita conferenza, con immagini proiettate e testimonianze orali, che avrei seguito per una mezz’oretta finché la noia e l’insofferenza non avrebbero preso il sopravvento, anche se i contenuti fossero stati di mio interesse. Ho un limite di attenzione, lo ammetto.
Ebbene ci sono state immagini e parole, domande e risposte, ma la noia non è arrivata.

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conferenza gioco

Dopo solo 15-18 minuti di forma classica (Cattedra, schermo e sedie in file parallele) la parola è passata a Oriana De Las Golondrinas, che ha invitato tutti noi ad alzarci in piedi, formare gruppi utilizzando i nomi di animali, piante e minerali scritti su foglietti attaccati alle sedie: da un tratto la sala si è animata di chiacchiere e confusione, le sedie  mosse e rimosse, spostate in modo da formare piccoli cerchi di 5-7 persone. Ogni gruppo aveva un compito di realtà: cercare e trovare una frase che ci caratterizzasse e che identificasse la nostra riflessione sul ruolo della educazione all’aria aperta nella scuola.

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Il compito di realtà proposto da Oriana, Mara e Luca riporta il discorso, dal mio punto di vista di docente, al ruolo della scuola e della sua forma nella società.

FORMA, metaforica e non solo. La vecchia scuola, che volentieri vogliamo superare è quella caratterizzata da una trasmissione di un sapere lineare, verticale, da un docente che sa (dall’alto della sua cattedra con pedana), verso i discenti che devono stare fermi, seduti, in ascolto e quindi( ?) in apprendimento. L’immagine più immediata è la famosa vignetta della testa del bambino aperta come una tazza e una bottiglia che la riempie di sapere. “Dentro quella testa non entra niente” . Non è raro sentire in consiglio di classe colleghi che ancora usano questa metafora credendo realmente che il cervello dei loro alunni sia un contenitore d’informazioni, dimostrando tra l’altro di non conoscere le neuroscienze e le teorie delle intelligenze multiple. La nuova scuola, invece, cambia FORMA e propone l’apprendimento orizzontale e circolare, tra pari:  il ruolo del docente non è più quello di dispensare sapere ma quello di costruire scenari che favoriscano l’auto-apprendimento, il confronto, strategie collaborative e motivazione adeguata ai singoli alunni (insegnamento personalizzato).

Per fare questo, la teoria della didattica per competenze propone di lavorare con compiti di realtà: non esercitazioni fittizie, ma obiettivi reali che siano il più possibile motivanti e stimolanti. Nel contesto del pubblico della conferenza sulla Scuola degli Elfi a Monteclaro, ragionare insieme sul tema proposto era certamente motivante e nessuno si è annoiato. D’altra parte nessuno degli organizzatori aveva la pretesa di conoscere questo  “sapere” tanto da poterlo dispensare, i relatori e gli organizzatori si pongono nei contenuti e nelle forme in posizione orizzontale, equa e diventano invisibili.

action activity boy children

Photo by Lukas on Pexels.com

Il sapere e il contenuto è stato magistralmente distribuito in un contesto ludico, dinamico e interattivo. Gli organizzatori e i relatori si sono spesso resi invisibili nel contesto “didattico-formativo”, lasciando i partecipanti con il sapere tra le mani, letteralmente, con foglietti e segni, simboli e dialoghi. Una conferenza di presentazione di un progetto si trasforma in una occasione di sperimentazione diretta tra pari. La “Scuola che vogliamo” stava progressivamente prendendo FORMA grazie anche all’architettura dell’incontro, con rapidi e divertenti cambi di scena. L’esperienza diretta offre forme alternative di comunicazione di un sapere, qualunque esso sia.

 

Il clown didattico 2018 – Al circo delle competenze.

 Dal 12 Febbraio per 4 lunedì consecutivi

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Il clown didattico 2018

Al circo delle competenze

Questo corso nasce da una riflessione tra colleghi ( formatori e docenti, animatori ed educatori ) sulle metodologie didattiche più efficaci e innovative per affrontare le problematiche e le opportunità che l’educazione dei nostri giovani pone alla scuola e ai docenti. In molti siamo infatti convinti che la formazione sia strategica e fondamentale nella costruzione della scuola che desideriamo. Una scuola aperta, inclusiva, che prepari alla vita e al lavoro. Le indicazioni nazionali ed europee non hanno dubbi. Primo obiettivo della scuola d’oggi è preparare i cittadini di domani alle competenze. E per fare questo è necessario aiutare e stimolare bambini e ragazzi all’autoformazione, alle competenze base, prima di tutto le 8 competenze europee:

Le 8 Competenze Europee -Raccomandazione per l’apprendimento permanente, Consiglio Europeo di Lisbona 2006

  1. Imparare ad imparare: L’autoapprendimento prima di tutto
  2. Comunicazione nella Madrelingua: comunicare nella Madrelingua
  3. Comunicazione nella Lingua Straniera: comunicare in altra Lingua
  4. Digitale: Utilizzo delle nuove tecnologie
  5. Sociali e Civiche : Relazionali, Interpersonali ed Interculturali,
  6. Spirito d’iniziativa e imprenditorialità: Tradurre le idee in azione concreta
  7. Logico-matematiche: Scientifiche e tecnologiche
  8. Consapevolezza ed Espressione Culturale: Arte, musica, teatro, ecc

Fonte – http://www.indire.eu/content/index.php?action=read&id=1507

Da qui l’idea di adattare il clown didattico alla progettazione per competenze in un percorso che metta in primo piano la metodologia applicata e faciliti il confronto tra pari, maestre/i, professori/esse, educatori/trici, attraverso un ambiente che favorisca la cooperazione e l’autoapprendimento. Tutto questo ovviamente senza perdere la freschezza e il divertimento del classico approccio che da ormai 10 anni caratterizza la mia proposta formativa: Il clown didattico. Il gioco al centro e il teatro come strumento di confronto attivo e interattivo. Immagino quindi un lavoro su 4 giorni: 4 ore ogni pomeriggio per 4 Lunedì consecutivi.

  • Prima giornata – Esercizi di “riscaldamento” sul linguaggio del teatro, sul ruolo del docente facilitatore, sulla comunicazione non verbale, sull’ambiente di apprendimento e sul contesto sociale e materiale.

  • Seconda giornata – Le competenze chiave: Attraverso laboratori interattivi e piccoli gruppi si facilita l’autoapprendimento. I partecipanti cercano e acquisiscono i concetti basi e i contenuti propri della didattica per competenze. Esercizi teatrali e ludici di ricerca azione, Assegnazione e impostazione di un compito autentico.

  • Terza giornata – Il compito autentico viene analizzato e scomposto attraverso le tecniche del teatro forum in un lavoro collettivo di elaborazione e riflessione sul merito del processo di apprendimento/insegnamento, sui pro e contro dell’innovazione e sul significato reale della Didattica.

  • Quarta giornata – Il compito autentico seconda parte – conclusioni e riflessioni.

Calendario

Lunedi 12 Febbraio 2018 ore 15.30 – 19.30 – Primo incontro
Lunedi 19 Febbraio 2018 ore 15.30 – 19.30 – Secondo incontro
Lunedi 26 Febbraio 2018 ore 15.30 – 19.30 – Terzo incontro
Lunedi 5 Marzo 2018 ore 15.30 – 19.30 – Quarto incontro

Costo € 130,00

Incontro orgnizzato in collaborazione con la Coop. Tuttestorie e l’Agenzia libraria Lybis. Sono aperte le iscrizioni da effettuare mediante la compilazione del modulo in allegato.

Per informazioni e iscrizioni: Cooperativa Tuttestorie, Via Orlando 4 Cagliari; tel. 070659290; fax 070666810 E-mail:formazionetuttestorie@gmail.com; http://www.tuttestorie.it

A fine corso verrà rilasciato l’attestato di frequenza. I corsi della Cooperativa Tuttestorie sono riconosciuti  dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (D.M. n. 170/2016 .prot. 0000296.11-01-2017).

Processed with MOLDIV

SCHEDA DI ISCRIZIONE CLOWN DIDATTICO

Pietro Olla: sono attualmente insegnante ruolo di Tecnologia presso la scuola media, impegnato a tempo pieno, grazie al concorso vinto nel 2013. Nel 2000 conseguo la Laurea in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Cagliari, poi 3 anni di ricerca scientifica in bio-elettromagnetismo, borsista CNR, esperienze formative post laurea presso ENEA, Casaccia, CNR Pozzuoli e Università di Cagliari. Nel 2002 il cambio di direzione e di ricerca: formazione presso il MUSE ( Già MTSN ) Trento, cresce l’interesse per la divulgazione, inizia la ricerca didattica e psicomotoria sul Circo e sulle sue potenzialità pedagogiche. Teatro. Clown. Giocoleria. Equilibrismo. Professionista del Circo dal 2002. Nel 2008 Master in Comunicazione Scientifica presso la Universidad Carlos III de Madrid. Al seguente indirizzo si può trovare il mio Profilo LinkedIn con molte informazioni e referenze sul mio lavoro: http://it.linkedin.com/in/pietroolla.
Negli ultimi 12 anni ho avuto la fortuna di crescere grazie a numerose docenze presso Università ( Roma, Barcelona, Cagliari), ed esperienze professionali in Science Museums (Varsavia, Trento, Belgrado, Istambul, Dubai, Madrid, Barcelona).

 

Il clown didattico 2018 – Al circo delle competenze

Il clown didattico 

Al circo delle competenze

Febbraio Marzo 2018

Anche quest’anno si rinnova la felice collaborazione tra la formazione Tuttestorie e il progetto Circoscienze, che propongono a insegnanti e educatori il nuovo Corso sul Clown Didattico 2018. Esempi felici di come intendiamo il fare scuola: collaborazione basata su trasparenza e qualità.

Grazie sopratutto a Claudia, Manuela e Cristina.

Un saluto Pietro Olla  IMG_1162

Il clown didattico 2018

Al circo delle competenze

Questo corso nasce da una riflessione tra colleghi ( formatori e docenti, animatori ed educatori ) sulle metodologie didattiche più efficaci e innovative per affrontare le problematiche e le opportunità che l’educazione dei nostri giovani pone alla scuola e ai docenti. In molti siamo infatti convinti che la formazione sia strategica e fondamentale nella costruzione della scuola che desideriamo. Una scuola aperta, inclusiva, che prepari alla vita e al lavoro. Le indicazioni nazionali ed europee non hanno dubbi. Primo obiettivo della scuola d’oggi è preparare i cittadini di domani alle competenze. E per fare questo è necessario aiutare e stimolare bambini e ragazzi all’autoformazione, alle competenze base, prima di tutto le 8 competenze europee:

Le 8 Competenze Europee -Raccomandazione per l’apprendimento permanente, Consiglio Europeo di Lisbona 2006

  1. Imparare ad imparare: L’autoapprendimento prima di tutto
  2. Comunicazione nella Madrelingua: comunicare nella Madrelingua
  3. Comunicazione nella Lingua Straniera: comunicare in altra Lingua
  4. Digitale: Utilizzo delle nuove tecnologie
  5. Sociali e Civiche : Relazionali, Interpersonali ed Interculturali,
  6. Spirito d’iniziativa e imprenditorialità: Tradurre le idee in azione concreta
  7. Logico-matematiche: Scientifiche e tecnologiche
  8. Consapevolezza ed Espressione Culturale: Arte, musica, teatro, ecc

Fonte – http://www.indire.eu/content/index.php?action=read&id=1507

Da qui l’idea di adattare il clown didattico alla progettazione per competenze in un percorso che metta in primo piano la metodologia applicata e faciliti il confronto tra pari, maestre/i, professori/esse, educatori/trici, attraverso un ambiente che favorisca la cooperazione e l’autoapprendimento. Tutto questo ovviamente senza perdere la freschezza e il divertimento del classico approccio che da ormai 10 anni caratterizza la mia proposta formativa: Il clown didattico. Il gioco al centro e il teatro come strumento di confronto attivo e interattivo. Immagino quindi un lavoro su 4 giorni: 4 ore ogni pomeriggio per 4 Lunedì consecutivi.

  • Prima giornata – Esercizi di “riscaldamento” sul linguaggio del teatro, sul ruolo del docente facilitatore, sulla comunicazione non verbale, sull’ambiente di apprendimento e sul contesto sociale e materiale.

  • Seconda giornata – Le competenze chiave: Attraverso laboratori interattivi e piccoli gruppi si facilita l’autoapprendimento. I partecipanti cercano e acquisiscono i concetti basi e i contenuti propri della didattica per competenze. Esercizi teatrali e ludici di ricerca azione, Assegnazione e impostazione di un compito autentico.

  • Terza giornata – Il compito autentico viene analizzato e scomposto attraverso le tecniche del teatro forum in un lavoro collettivo di elaborazione e riflessione sul merito del processo di apprendimento/insegnamento, sui pro e contro dell’innovazione e sul significato reale della Didattica.

  • Quarta giornata – Il compito autentico seconda parte – conclusioni e riflessioni.

Calendario

Lunedi 12 Febbraio 2018 ore 15.30 – 19.30 – Primo incontro
Lunedi 19 Febbraio 2018 ore 15.30 – 19.30 – Secondo incontro
Lunedi 26 Febbraio 2018 ore 15.30 – 19.30 – Terzo incontro
Lunedi 5 Marzo 2018 ore 15.30 – 19.30 – Quarto incontro

Costo € 130,00

Incontro orgnizzato in collaborazione con la Coop. Tuttestorie e l’Agenzia libraria Lybis. Sono aperte le iscrizioni da effettuare mediante la compilazione del modulo in allegato.

Per informazioni e iscrizioni: Cooperativa Tuttestorie, Via Orlando 4 Cagliari; tel. 070659290; fax 070666810 E-mail:formazionetuttestorie@gmail.com; http://www.tuttestorie.it

A fine corso verrà rilasciato l’attestato di frequenza. I corsi della Cooperativa Tuttestorie sono riconosciuti  dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (D.M. n. 170/2016 .prot. 0000296.11-01-2017).

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SCHEDA DI ISCRIZIONE CLOWN DIDATTICO

Pietro Olla: sono attualmente insegnante ruolo di Tecnologia presso la scuola media, impegnato a tempo pieno, grazie al concorso vinto nel 2013. Nel 2000 conseguo la Laurea in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Cagliari, poi 3 anni di ricerca scientifica in bio-elettromagnetismo, borsista CNR, esperienze formative post laurea presso ENEA, Casaccia, CNR Pozzuoli e Università di Cagliari. Nel 2002 il cambio di direzione e di ricerca: formazione presso il MUSE ( Già MTSN ) Trento, cresce l’interesse per la divulgazione, inizia la ricerca didattica e psicomotoria sul Circo e sulle sue potenzialità pedagogiche. Teatro. Clown. Giocoleria. Equilibrismo. Professionista del Circo dal 2002. Nel 2008 Master in Comunicazione Scientifica presso la Universidad Carlos III de Madrid. Al seguente indirizzo si può trovare il mio Profilo LinkedIn con molte informazioni e referenze sul mio lavoro: http://it.linkedin.com/in/pietroolla.
Negli ultimi 12 anni ho avuto la fortuna di crescere grazie a numerose docenze presso Università ( Roma, Barcelona, Cagliari), ed esperienze professionali in Science Museums (Varsavia, Trento, Belgrado, Istambul, Dubai, Madrid, Barcelona).

 

Ma siamo professionisti o pagliacci?

Qualche mese fa ho pubblicato la presentazione del mio ultimo corso di formazione per insegnanti sul gruppo Facebook, “la classe capovolta”, comunità virtuale di insegnanti molto attivi e stimolanti che mi hanno sempre offerto molti spunti di riflessione sul ruolo insegnante. Il titolo era “Il Clown Didattico”.

Alcuni colleghi hanno commentato sarcastici ( vedi screenshots IMG_0908) come se il linguaggio teatrale del Clown non fosse adatto al ruolo dell’insegnante, o come se il semplice accostamento fosse umiliante per dei professionisti come noi. Porto il massimo rispetto per tutti i colleghi, anche perché nessuno di loro è stato offensivo nei miei confronti ( magari un poco nei nei confronti della figura del Clown, ma questo è piuttosto abituale ). D’altra parte mi rendo conto che il mercato dei corsi di formazione per insegnanti sta evolvendo rapidamente e la gran parte dell’offerta, al limite dello spam nelle nostre email, sia inefficace e più spinta dall’interesse del proponente che dalle reali esigenze di formazione degli insegnanti. In questo senso, mi pare di poter capire il loro primo pensiero:

”pagliacci? pure! … a tutto c’è un limite, ma siamo professionisti o pagliacci?… già siamo sottovalutati, ci mancava solo questo! siamo alla frutta, ” …

A Insegnati professionisti però si può chiedere qualcosa in più. Una riflessione almeno, sulle parole d’ordine del corso.

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LE DIECI RAGIONI PER CUI AGLI INSEGNANTI PUO’ ESSERE UTILE UN CORSO DI CLOWN

  1. PER ROMPERE GLI SCHEMI SENZA VIOLARE LE #REGOLE
  2. PER MIGLIORARE L’ARTE DELL’#ASCOLTO
  3. PER MIGLIORARE LA #CONSAPEVOLEZZA DEL ROPRIO CORPO
  4. PER CONOSCERE UN #LINGUAGGIO NON VERBALE
  5. PER NON PRENDERCI TROPPO SUL SERIO
  6. PER AVVICINARCI AL LINGUAGGIO DEI #RAGAZZI
  7. PER SAPER SCOMPARIRE E LASCIARE GLI STUDENTI CON IL #SAPERE TRA LE MANI
  8. PER APPROFONDIRE LE NOSTRE #CONOSCENZE SULLA #PROSEMICA
  9. PER #IMPARARE AD IMPARARE
  10. PER ESEGUIRE SEMPRE #COMPITI REALI

ed infine una citazione:

“ per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé”

Arte di ascoltare e mondi possibili.
Come si esce dalle cornici di cui siamo parte.
M. Sclavi. Ed. Mondadori

E allora cari colleghi, buona didattica, dentro e fuori dalle nostre cornici.
Pietro Olla

ruolo insegnanti

 

 

L’esame di Terza Media… che tristezza

 

Tesina Colloquio orale terza media

Tesina Terza Media Colloquio Orale

Breve ricerca su Google Immagini, ( Tesina Terza Media, INVIO) … tra le altre trovo questa foto, pessima qualità ( solo 10k), giusta per non riconoscere i volti, a me sconosciuti. Mi interessano i loro corpi, le loro posizioni e l’energia che emanano. Non c’è bisogno di scomodare elementi di Prosemica Applicata per notare la tristezza e l’infelicità.  La ragazza sta scomoda, si noti che non ha alcuno spazio di movimento, le ginocchia schiacciate sulla scrivania, la sedia è piccola e la luce poca. Gli insegnanti, 4 su 4, hanno le braccia conserte come a protezione da qualunque fuga empatica nei confronti dell’interroganda. le facce sono tristi e annoiate. Veramente abbiamo ancora il coraggio di diffendere in qualche modo questo esame di Terza Media?

Innoviamo colleghi, vi prego. prima di tutto cambiamo la scrivania, offriamo luce e aria. diamo la possibilità a chi lo desidera di alzarsi in piedi, muoversi, usare tablet o LIM, togliamo la barriera di tavoloni e le braccia conserte, non aiutano.

Buona didattica a tutti e tutte

Pietro

 

 

 

 

Comunicare la scienza ai ragazzi: viaggio alla scoperta di strategie vincenti

Pubblichiamo qui un bell’articolo che contiene anche una breve intervista a Pietro Olla, ideatore di progetti di divulgazione scientifica come, CircoScienze e Fragili Equilibri, e altri.

Ringraziamo tanto Milena De Nicola, per l’articolo prodotto per il corso del Prof. Pietro Greco, Master SGP della Sapienza Università di Roma.

Comunicare la scienza ai ragazzi: viaggio alla scoperta di strategie vincenti

Il mio viaggio parte in un aula di università. Sto per iniziare la mia lezione del corso di Biologa Applicata agli studenti del primo anno di Medicina quando sorge in me una curiosità. Ed è così che all’appello, invece del classico “Presente” chiedo di rispondere a questa domanda:

Da adolescente, come avresti voluto ti fosse comunicata la scienza (matematica, biologia, chimica, ingegneria…)?

Queste le risposte:

come comunicare la scienza

dove per “laboratorio” si intendono attività pratiche svolte a scuola.

L’esito del sondaggio mi fa riflettere. Tra tutte le possibili opzioni la risposta più frequente è quella che richiede una partecipazione attiva. Mi viene in mente una frase di Isidor Isaac Rabi, premio Nobel per la Fisica nel 1944.

Mia madre ha fatto di me uno scienziato senza volerlo. Ogni altra madre a Brooklyn avrebbe chiesto al suo bambino dopo la scuola: “Hai imparato qualcosa oggi?”. Ma non mia madre. “Izzy” – diceva – “hai fatto una buona domanda oggi?”. Tale differenza – fare buone domande – mi ha fatto diventare uno scienziato”.

E forse la riflessione che nasce dal sondaggio è proprio questa: a scuola i ragazzi possono chiedere perché. Possono porre domande e ricevere risposte. La curiosità facilita l’apprendimento. Questa relazione viene analizzata scientificamente in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Progress in Brain Research, dove si dimostra che la curiosità e più in generale l’esperienza di novità e di sorpresa, possono migliorare l’apprendimento e la conservazione della memoria.

Alla ricerca di altre prove sperimentali, mi viene in mente che quando preparo le lezioni la prima domanda che mi faccio è sempre: “Come posso stimolare la curiosità dei ragazzi?”. Se trovo la risposta allora la lezione funziona.

“La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero; sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza”. (Albert Einstein)

E non meno importante è apprendere divertendosi. La dimostrazione scientifica, per i più scettici, viene riportata in ben 404 lavori scientifici che compaiono dando come parole chiavi “divertimento e apprendimento”, su PubMed il motore di ricerca della letteratura scientifica biomedica.

Non so come il mondo potrà giudicarmi ma a me sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l’oceano della verità giaceva inesplorato davanti a me”. (Isaac Newton)

Dopo aver visitato PubMed e le frasi di celebri scienziati, il mio viaggio continua alla scoperta di strategie di comunicazioni della scienza che permettono ai ragazzi di mettersi alla prova, che stimolano curiosità, che suscitano divertimento.  Ecco le bellissime tappe del mio viaggio.

 

Intervista a Rossana De Lorenzi, cofondatrice insieme a Tommaso Nastasi dell’associazione Adamas Scienza
Ci racconti qualcosa di te?

Sono una sognatrice, appassionata di vita, di viaggi, di famiglia. Mi piace mettermi in gioco e sfidare i miei limiti, nella vita e nel lavoro.
Rincorro l’indipendenza, la possibilità di godermi la vita, la mia famiglia, senza per questo sacrificare i miei obiettivi professionali.
Non amo tanto parlare (di me poi… proprio poco!), preferisco scrivere. Sono una persona precisa, organizzata, a tratti maniacale. Affidabile e disponibile, onesta e sincera.
Amo la scienza per la sua trasparenza, mi piace l’ambiente degli scienziati – semplice e umile – come me. A volte troppo chiuso in se stesso – come me.
È per questo che a un tratto nella mia vita si è fatta largo l’esigenza di uscire fuori, di parlare con le persone, di spiegare quant’è bella la scienza e quanto poco la gente ne sappia.

Quali sono gli obiettivi di Adama Scienza?

L’obiettivo principale di Adamas Scienza è appunto quello di avvicinare la gente alla scienza. Ma questo percorso non è semplice.
Avvicinare non in senso fisico, non semplicemente facendo entrare la gente in un laboratorio, o facendo parlare gli scienziati in pubblico… queste sono tappe di un percorso più lungo, mirato a cambiare la percezione della scienza, e a rendere la scienza parte integrante del bagaglio culturale di ogni persona. È per questo che definiamo il nostro lavoro “educazione scientifica” piuttosto che “divulgazione” o “comunicazione”.
Per fare questo occorre lavorare con le nuove generazioni, e occorre spiegare a tutti come “funziona” la scienza, e come difendersi da ciò che scienza non è.

Secondo la tua esperienza, quali sono le strategie vincenti per incuriosire, suscitare interesse, stimolare l’apprendimento degli adolescenti alle tematiche scientifiche?

Tutto ciò che rientra nell’apprendimento “non formale” inevitabilmente suscita più interesse o curiosità. Ribadisco, non c’è bisogno di portare degli studenti in un laboratorio per avvicinarli alla scienza e al metodo scientifico.
I giovani hanno bisogno di un apprendimento dinamico, attivo, partecipato, condiviso, e lo studio delle scienze si presta perfettamente a questo approccio, anzi direi che questo è l’unico approccio utilizzabile per lo studio delle scienze.

Quali sono, secondo te, le tecnologie che cambieranno in modo più significativo il modo di divulgare la scienza?

La divulgazione scientifica viaggia sui normali canali di comunicazione, ed è dunque coinvolta nel processo generale di informatizzazione della comunicazione.
Oggi i social media sono entrati a pieno titolo tra i canali principali di informazione, con tutti i rischi che derivano dalla possibilità di affidare dei contenuti più o meno autorevoli ai singoli cittadini, che li divulgano indiscriminatamente.
Questo vale per tutti i campi dell’informazione, ma credo che la scienza sia stata particolarmente colpita (in negativo) da questo fenomeno, proprio per il senso diffuso di scetticismo e di sfiducia verso la scienza che nasce dalla non conoscenza.

A chi sono rivolte le vostre attività?

Alle nuove generazioni, come dicevo prima, ma anche a chi è responsabile della loro formazione scientifica – quindi gli insegnanti. Abbiamo due target principali (docenti e studenti) per i quali programmiamo dei percorsi di formazione necessariamente diversi, (per il modo diverso che hanno di apprendere i docenti e gli studenti appunto) che però a volte si incrociano nel momento in cui i nostri approcci, strumenti e le nostre metodologie, devono ovviamente adeguarsi al sistema scolastico e ai vincoli che questo impone.

La vostra associazione lavora in ambito internazionale. Quali sono dei modelli europei positivi che potrebbero aiutarci a migliorare la corretta comunicazione scientifica tra i ragazzi?

Innanzitutto la figura dell’educatore scientifico esiste in molti Paesi europei ma non nel nostro. Credo che già l’affermarsi di questa figura professionale possa migliorare le competenze scientifiche dei giovani o comunque rispondere ad un’esigenza che invece è forte nel nostro Paese, quella di avvicinare il sistema scolastico al mondo della ricerca scientifica. Il modello italiano funziona, quando è affidato alle mani giuste. Abbiamo conosciuto dei docenti eccellenti in questi anni di attività, che si confrontano continuamente con nuove metodologie di apprendimento, e con i sistemi scolastici di altri Paesi, che in alcuni casi hanno il vantaggio di essere più flessibili. Purtroppo la loro apertura e il loro interesse non vengono incentivati (per non dire che a volte sono anche ostacolati), e questo chiaramente ci penalizza.

 

Intervista a Pasquale Maffia, editore e autore della rivista scientifica Frontiers for Young Minds

Ci racconti qualcosa di te?

Sono nato e cresciuto a Napoli, dove sono diventato ricercatore in Farmacologia circa dieci anni fa. Da alcuni anni, vivo e lavoro a Glasgow in Scozia nel Regno Unito e mi occupo dello studio della risposta immune nelle patologie cardiovascolari. L’obiettivo finale è quello di sviluppare nuove metodiche per la diagnosi precoce e il trattamento delle malattie cardiovascolari come ictus e infarto.

Puoi descriverci cos’è per te Frontiers for Young Minds?

Frontiers for Young Minds è un giornale di divulgazione scientifica rivolto esclusivamente ai ragazzi. Serve a sviluppare interesse in argomenti scientifici a partire sin da una giovane età. L’obiettivo è sia quello di stimolare interesse in coloro che saranno i futuri scienziati di domani che quello di creare una società più consapevole e informata.

Chi sono gli autori, i revisori e i lettori?

Gli articoli scientifici sono scritti da scienziati come me, per un pubblico che va dagli 8 ai 18 anni. Prima della pubblicazione ogni articolo deve essere valutato e approvato da ragazzi delle scuole medie e superiori di tutto il mondo.

Puoi raccontarci come è nata l’idea di un giornale di neuroscienze, salute, biodiversità, matematica, astronomia, la Terra e le sue risorse rivolto ai ragazzi?

C’è un grande interessa nel creare una società più consapevole verso tematiche scientifiche. La maggior parte della nostra ricerca è finanziata con soldi pubblici o donazioni ed è quindi dovere della comunità scientifica informare il pubblico su come i loro soldi siano spesi. Una maggiore informazione e trasparenza significa prima di tutto creare cittadini informati, che nel caso per esempio della ricerca biomedica si traduce in maggiore attenzione alla prevenzione delle malattie, un uso più consapevole di farmaci e vaccini e quindi anche un maggiore interesse a supportare ulteriormente la ricerca. In questo percorso di divulgazione è fondamentale arrivare a tutti, giovani e vecchi, e in particolar modo a quelle parti di comunità che per limiti geografici, economici e culturali hanno meno accesso all’informazione scientifica. L’informazione e la cultura sono una ricchezza e distribuire questa ricchezza rende la società dove viviamo migliore. Questo è un dialogo bilaterale che arricchisce anche e soprattutto lo scienziato che dal contatto con il pubblico capisce meglio quali sono le problematiche che lo circondano e questo permette di acquisire maggiore consapevolezza dell’importanza del nostro lavoro.

La vostra strategia rientra senza alcun dubbio nella corretta comunicazione scientifica dal punto di vista dei contenuti, ma dal punto di vista della diffusione come far diventare i ragazzi italiani vostri lettori?

Il giornale è rivolto ad un pubblico internazionale e come tale è scritto in inglese. Tuttavia, gli articoli sono scritti in modo da essere accessibili ad un pubblico molto giovane e lo stesso vale per le illustrazioni del giornale e la grafica del sito internet. Nella mia esperienza di editore ho interagito con vari paesi non di lingua inglese. In Italia per esempio ho spesso collaborato con gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Galileo Ferraris di Napoli, che hanno sempre compiuto un ottimo lavoro di revisione debitamente supportati dei loro inseganti. In Italia, quindi si potrebbe partire dal far conoscere il giornale nelle scuole, cosi che gli articoli possano essere discussi in classe dagli insegnanti di biologia o inglese.

Vivi in Scozia da qualche anno. Secondo te l’interesse dei ragazzi del Regno Unito verso la scienza è maggiore di quello dei ragazzi italiani? Se sì, perché?

Gli interessi dei ragazzi sono gli stessi in tutto il mondo. In Africa, i bambini sono estremamente interessati a conoscere, perché capiscono che la conoscenza è un modo per accedere ad una vita migliore. Sarebbe bello che avvenisse questo anche Italia, ma i messaggi che i ragazzi ricevono sono spesso contrastanti ed il fatto che la ricerca e la scienza in Italia non siano adeguatamente supportate non aiuta.

Qualcosa che vuoi aggiungere?

Vorrei solo far capire ai ragazzi che con la scienza ci si può divertire, si viaggia, si incontrano persone di tutto il mondo. In poche parole, non ci si annoia mai.

 

Intervista a Pietro Olla, fondatore di CircoScienze – associazione “Le strade di Macondo”

Ci racconti qualcosa di te?

Vivo vicino a Cagliari con la mia famiglia. Sono sardo di origini ma mi sento “cittadino del mondo”: ho vissuto a Roma, Madrid, Napoli, Oviedo Trento. Padre di Ada e Jaime (2 e 7 anni), felicemente in coppia con Rita.  

Ingegnere Elettronico dal 2000, Clown Didattico, Artista di Strada, Divulgatore Scientifico e da 3 anni Insegnante di Tecnologia alle medie. 

Adoro il mio lavoro e lo faccio con grande entusiasmo.  

Quali sono gli obiettivi di CircoScienze?

CircoCiencia nasce nel 2007 in Spagna, durante il mio master en Divulgazione de la Ciencia presso la Universidad Carlos III de Madrid, con l’obiettivo di disegnare un progetto ludico-didattico-divulgativo per parlare di contenuti scientifici utilizzando il mio linguaggio artistico: il Circo.

Il mio primo interesse era divulgativo: divertire e coinvolgere il mio pubblico con un approccio clown professionale, competente nelle forme e nei contenuti e rigoroso scientificamente. 

Quali sono le strategie? 

Risponderei utilizzando le parole del MIUR delle Avvertenze Generali: la strategia è la “Didattica per Competenze”. Il Circo è esattamente questo: un compito autentico. Uno strumento strategico per programmare e progettare per Competenze. Saper fare più che conoscere. Toccare, sentire, emozionarsi. Per fare questo occorre motivazione. Nelle mie lezioni riscontro sempre ottimi risultati quando riesco a partire dagli interessi dei ragazzi per costruire intorno a questi una lezione motivante e sentita. Ultimamente per esempio sto lavorando sui corpi in rotazione. Intendo trasformare un elemento di disturbo, di distrazione e di “pericolo” in uno strumento didattico a tutti gli effetti: il Fidget Spinner offre numerosi spunti didattici a partire dai materiali con cui è costruito, cuscinetti a sfera, plastica, metallo; i fenomeni coinvolti, effetto giroscopico, conservazione del momento angolare; abilità e coordinazione psico-motoria. I contenuti non mancano mai, conoscenze, abilità e competenze, la chiave di tutto è la motivazione. Per la prima volta i ragazzi giocano con lo spinner in classe, senza infrangere regole, disobbedire o disturbare la lezione. Semplicemente stanno facendo lezione di Tecnologia.  

Un altro elemento chiave è l’interattività (intellettuale, fisica ed emotiva), pensare insieme agli altri, toccare e trasformare ed infine divertirsi e sorprendersi. 

Infine imparare a imparare. Che significa crescere studenti felici di stare alle prese direttamente con l’apprendimento, senza mediazione del docente che in questo caso scompare, si trasforma in facilitatore, costruttore di scenari d’apprendimento. La scuola la vedo come un teatro! Protagonisti sono i ragazzi, noi docenti apriamo le porte, spazziamo il palco e accendiamo le luci. Che lo spettacolo abbia inizio. 

A chi sono rivolte le vostre attività? 

Offriamo attività diverse per ogni pubblico: gli spettacoli e i laboratori didattici interattivi sono per tutti: bambini e bambine, ragazzi e ragazze, famiglie, pubblico generico, sia quello che ci sceglie nei teatri e nelle biblioteche, sia quello che ci incontrai piazza, perché siamo artisti di strada e ci piace molto questo aspetto. 

I corsi di formazione per adulti sono disegnati per professionisti della didattica, intrattenimento, educazione come animatori, insegnanti, educatori.

Hai un ricordo che vuoi condividere? 

Si. Il momento più emozionante del mio percorso è stato l’allestimento di Fragili Equilibri al Festival delle Scienze di Genova del 2013. Un progetto che meriterebbe una intervista a parte. Frutto di tanti anni di formazione e studio, sono riuscito a giocare con tutti i miei interessi in una mostra interattiva: dal circo alla fisica classica, dall’arte plastica al clown, dal riciclo di materiali poveri alla didattica interattiva. 

Hai portato il tuo spettacolo in giro per il mondo. Secondo te, l’interesse dei ragazzi italiani verso la scienza è diverso da quello degli altri paesi? Se si perché? 

In Italia il movimento della divulgazione scientifica è in netto recupero rispetto agli altri paesi industrializzati. In paesi come USA, Nord Europa, Australia sono ormai 40 anni che esistono e si diffondono parchi dei divertimenti di carattere scientifico. Per secoli i musei delle scienze italiani, tra i più importanti al mondo per valore storico e scientifico, sono stati caratterizzati dalla vecchia concezione statica di esposizione di macchinari storici, i visitatori potevano guardare e non toccare. I Science Center di nuova concezione (proibito non toccare) hanno faticato a imporsi anche per una idea della didattica e dell’apprendimento ancorata al vecchi schema scolastico: trasferimento di sapere da chi sa (insegnante) a chi deve imparare (studenti). Da qualche decina di anni grazie alla spinta di Città della Scienza di Napoli, del Festival delle Scienze di Genova, del Museo Leonardo di Milano, e di poche altre realtà locali, si sono create le condizione per un cambio prima di tutto culturale, poi politico e strategico nella Divulgazione delle Scienze. Ora i Festival delle Scienze sono decine in tutte le regioni d’Italia e tutti sono alla ricerca di nuovi linguaggi teatrali e spettacolari per coinvolgere, motivare e incuriosire il pubblico. 

Prof. Pietrosky, il mio Clown è stato in decine di Festival in Europa, in Africa e in Medioriente trovando sempre pubblico entusiasta e preparato sia da un punto di vista dei contenuti, sia rispetto alle forme e le strategie didattiche e comunicative. 

D’altra parte la tradizione teatrale e circense italiana favorisce pubblici competenti e abituati all’arte scenica, alla metafora come scelta comunicativa, ai doppi sensi e al linguaggio del corpo. Questo crea un feeling tra artista-divulgatore e pubblico che difficilmente si può trovare in altri contesti geografici e culturali. L’energia Italiana è speciale per tutti gli artisti che si esibiscono nel nostro paese e devo dire che anche noi artisti italiani godiamo di un certo pregiudizio positivo che ci porta in capo al mondo con grandi aspettative. Pietrosky sente sempre la responsabilità di onorare in tutti i modi questa alta aspettativa. Non posso dimenticare gli spettacoli fatti in Finlandia, presso il Science Center EUREKA, tra i più belli e importanti d’Europa. Pubblico statico, silenzioso, serio… un dramma per il mio clown. A fine spettacolo però i complimenti non sono mancati e i feedback erano dei migliori. Lo spettacolo era andato benissimo ma io non me ne ero accorto! Semplicemente un altro modo di divertirsi e di esprimere il proprio umore, un sorriso che vale tanto, un applauso con due dita e il bicchiere in mano. 

Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo. (Archimede)

Insegnare ai ragazzi a credere nel progresso della scienza permette di sognare. I ragazzi hanno il diritto di credere nel futuro, con competenza e spirito critico.

 

Milena De Nicola