Conferenza e partecipazione: le forme della comunicazione scolastica. Quando la noia non arriva

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conferenza forma circolare

Sabato scorso, 12 Maggio 2018, si è svolta al parco di Monteclaro la conferenza “La scuola degli Elfi: Educazione all’aria aperta nella scuola pubblica“.

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conferenza confronti

Devo ammettere che, nonostante Luca Gasole e Mara Lasi – della Associazione Punti di Vista – siano i miei amici e le nostre associazioni quasi sorelle, mi sono recato alla sala polifunzionale del parco di Monteclaro convinto di assistere alla solita conferenza, con immagini proiettate e testimonianze orali, che avrei seguito per una mezz’oretta finché la noia e l’insofferenza non avrebbero preso il sopravvento, anche se i contenuti fossero stati di mio interesse. Ho un limite di attenzione, lo ammetto.
Ebbene ci sono state immagini e parole, domande e risposte, ma la noia non è arrivata.

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conferenza gioco

Dopo solo 15-18 minuti di forma classica (Cattedra, schermo e sedie in file parallele) la parola è passata a Oriana De Las Golondrinas, che ha invitato tutti noi ad alzarci in piedi, formare gruppi utilizzando i nomi di animali, piante e minerali scritti su foglietti attaccati alle sedie: da un tratto la sala si è animata di chiacchiere e confusione, le sedie  mosse e rimosse, spostate in modo da formare piccoli cerchi di 5-7 persone. Ogni gruppo aveva un compito di realtà: cercare e trovare una frase che ci caratterizzasse e che identificasse la nostra riflessione sul ruolo della educazione all’aria aperta nella scuola.

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Il compito di realtà proposto da Oriana, Mara e Luca riporta il discorso, dal mio punto di vista di docente, al ruolo della scuola e della sua forma nella società.

FORMA, metaforica e non solo. La vecchia scuola, che volentieri vogliamo superare è quella caratterizzata da una trasmissione di un sapere lineare, verticale, da un docente che sa (dall’alto della sua cattedra con pedana), verso i discenti che devono stare fermi, seduti, in ascolto e quindi( ?) in apprendimento. L’immagine più immediata è la famosa vignetta della testa del bambino aperta come una tazza e una bottiglia che la riempie di sapere. “Dentro quella testa non entra niente” . Non è raro sentire in consiglio di classe colleghi che ancora usano questa metafora credendo realmente che il cervello dei loro alunni sia un contenitore d’informazioni, dimostrando tra l’altro di non conoscere le neuroscienze e le teorie delle intelligenze multiple. La nuova scuola, invece, cambia FORMA e propone l’apprendimento orizzontale e circolare, tra pari:  il ruolo del docente non è più quello di dispensare sapere ma quello di costruire scenari che favoriscano l’auto-apprendimento, il confronto, strategie collaborative e motivazione adeguata ai singoli alunni (insegnamento personalizzato).

Per fare questo, la teoria della didattica per competenze propone di lavorare con compiti di realtà: non esercitazioni fittizie, ma obiettivi reali che siano il più possibile motivanti e stimolanti. Nel contesto del pubblico della conferenza sulla Scuola degli Elfi a Monteclaro, ragionare insieme sul tema proposto era certamente motivante e nessuno si è annoiato. D’altra parte nessuno degli organizzatori aveva la pretesa di conoscere questo  “sapere” tanto da poterlo dispensare, i relatori e gli organizzatori si pongono nei contenuti e nelle forme in posizione orizzontale, equa e diventano invisibili.

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Photo by Lukas on Pexels.com

Il sapere e il contenuto è stato magistralmente distribuito in un contesto ludico, dinamico e interattivo. Gli organizzatori e i relatori si sono spesso resi invisibili nel contesto “didattico-formativo”, lasciando i partecipanti con il sapere tra le mani, letteralmente, con foglietti e segni, simboli e dialoghi. Una conferenza di presentazione di un progetto si trasforma in una occasione di sperimentazione diretta tra pari. La “Scuola che vogliamo” stava progressivamente prendendo FORMA grazie anche all’architettura dell’incontro, con rapidi e divertenti cambi di scena. L’esperienza diretta offre forme alternative di comunicazione di un sapere, qualunque esso sia.

 

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