Comunicare la scienza ai ragazzi: viaggio alla scoperta di strategie vincenti

Pubblichiamo qui un bell’articolo che contiene anche una breve intervista a Pietro Olla, ideatore di progetti di divulgazione scientifica come, CircoScienze e Fragili Equilibri, e altri.

Ringraziamo tanto Milena De Nicola, per l’articolo prodotto per il corso del Prof. Pietro Greco, Master SGP della Sapienza Università di Roma.

Comunicare la scienza ai ragazzi: viaggio alla scoperta di strategie vincenti

Il mio viaggio parte in un aula di università. Sto per iniziare la mia lezione del corso di Biologa Applicata agli studenti del primo anno di Medicina quando sorge in me una curiosità. Ed è così che all’appello, invece del classico “Presente” chiedo di rispondere a questa domanda:

Da adolescente, come avresti voluto ti fosse comunicata la scienza (matematica, biologia, chimica, ingegneria…)?

Queste le risposte:

come comunicare la scienza

dove per “laboratorio” si intendono attività pratiche svolte a scuola.

L’esito del sondaggio mi fa riflettere. Tra tutte le possibili opzioni la risposta più frequente è quella che richiede una partecipazione attiva. Mi viene in mente una frase di Isidor Isaac Rabi, premio Nobel per la Fisica nel 1944.

Mia madre ha fatto di me uno scienziato senza volerlo. Ogni altra madre a Brooklyn avrebbe chiesto al suo bambino dopo la scuola: “Hai imparato qualcosa oggi?”. Ma non mia madre. “Izzy” – diceva – “hai fatto una buona domanda oggi?”. Tale differenza – fare buone domande – mi ha fatto diventare uno scienziato”.

E forse la riflessione che nasce dal sondaggio è proprio questa: a scuola i ragazzi possono chiedere perché. Possono porre domande e ricevere risposte. La curiosità facilita l’apprendimento. Questa relazione viene analizzata scientificamente in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Progress in Brain Research, dove si dimostra che la curiosità e più in generale l’esperienza di novità e di sorpresa, possono migliorare l’apprendimento e la conservazione della memoria.

Alla ricerca di altre prove sperimentali, mi viene in mente che quando preparo le lezioni la prima domanda che mi faccio è sempre: “Come posso stimolare la curiosità dei ragazzi?”. Se trovo la risposta allora la lezione funziona.

“La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero; sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza”. (Albert Einstein)

E non meno importante è apprendere divertendosi. La dimostrazione scientifica, per i più scettici, viene riportata in ben 404 lavori scientifici che compaiono dando come parole chiavi “divertimento e apprendimento”, su PubMed il motore di ricerca della letteratura scientifica biomedica.

Non so come il mondo potrà giudicarmi ma a me sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l’oceano della verità giaceva inesplorato davanti a me”. (Isaac Newton)

Dopo aver visitato PubMed e le frasi di celebri scienziati, il mio viaggio continua alla scoperta di strategie di comunicazioni della scienza che permettono ai ragazzi di mettersi alla prova, che stimolano curiosità, che suscitano divertimento.  Ecco le bellissime tappe del mio viaggio.

 

Intervista a Rossana De Lorenzi, cofondatrice insieme a Tommaso Nastasi dell’associazione Adamas Scienza
Ci racconti qualcosa di te?

Sono una sognatrice, appassionata di vita, di viaggi, di famiglia. Mi piace mettermi in gioco e sfidare i miei limiti, nella vita e nel lavoro.
Rincorro l’indipendenza, la possibilità di godermi la vita, la mia famiglia, senza per questo sacrificare i miei obiettivi professionali.
Non amo tanto parlare (di me poi… proprio poco!), preferisco scrivere. Sono una persona precisa, organizzata, a tratti maniacale. Affidabile e disponibile, onesta e sincera.
Amo la scienza per la sua trasparenza, mi piace l’ambiente degli scienziati – semplice e umile – come me. A volte troppo chiuso in se stesso – come me.
È per questo che a un tratto nella mia vita si è fatta largo l’esigenza di uscire fuori, di parlare con le persone, di spiegare quant’è bella la scienza e quanto poco la gente ne sappia.

Quali sono gli obiettivi di Adama Scienza?

L’obiettivo principale di Adamas Scienza è appunto quello di avvicinare la gente alla scienza. Ma questo percorso non è semplice.
Avvicinare non in senso fisico, non semplicemente facendo entrare la gente in un laboratorio, o facendo parlare gli scienziati in pubblico… queste sono tappe di un percorso più lungo, mirato a cambiare la percezione della scienza, e a rendere la scienza parte integrante del bagaglio culturale di ogni persona. È per questo che definiamo il nostro lavoro “educazione scientifica” piuttosto che “divulgazione” o “comunicazione”.
Per fare questo occorre lavorare con le nuove generazioni, e occorre spiegare a tutti come “funziona” la scienza, e come difendersi da ciò che scienza non è.

Secondo la tua esperienza, quali sono le strategie vincenti per incuriosire, suscitare interesse, stimolare l’apprendimento degli adolescenti alle tematiche scientifiche?

Tutto ciò che rientra nell’apprendimento “non formale” inevitabilmente suscita più interesse o curiosità. Ribadisco, non c’è bisogno di portare degli studenti in un laboratorio per avvicinarli alla scienza e al metodo scientifico.
I giovani hanno bisogno di un apprendimento dinamico, attivo, partecipato, condiviso, e lo studio delle scienze si presta perfettamente a questo approccio, anzi direi che questo è l’unico approccio utilizzabile per lo studio delle scienze.

Quali sono, secondo te, le tecnologie che cambieranno in modo più significativo il modo di divulgare la scienza?

La divulgazione scientifica viaggia sui normali canali di comunicazione, ed è dunque coinvolta nel processo generale di informatizzazione della comunicazione.
Oggi i social media sono entrati a pieno titolo tra i canali principali di informazione, con tutti i rischi che derivano dalla possibilità di affidare dei contenuti più o meno autorevoli ai singoli cittadini, che li divulgano indiscriminatamente.
Questo vale per tutti i campi dell’informazione, ma credo che la scienza sia stata particolarmente colpita (in negativo) da questo fenomeno, proprio per il senso diffuso di scetticismo e di sfiducia verso la scienza che nasce dalla non conoscenza.

A chi sono rivolte le vostre attività?

Alle nuove generazioni, come dicevo prima, ma anche a chi è responsabile della loro formazione scientifica – quindi gli insegnanti. Abbiamo due target principali (docenti e studenti) per i quali programmiamo dei percorsi di formazione necessariamente diversi, (per il modo diverso che hanno di apprendere i docenti e gli studenti appunto) che però a volte si incrociano nel momento in cui i nostri approcci, strumenti e le nostre metodologie, devono ovviamente adeguarsi al sistema scolastico e ai vincoli che questo impone.

La vostra associazione lavora in ambito internazionale. Quali sono dei modelli europei positivi che potrebbero aiutarci a migliorare la corretta comunicazione scientifica tra i ragazzi?

Innanzitutto la figura dell’educatore scientifico esiste in molti Paesi europei ma non nel nostro. Credo che già l’affermarsi di questa figura professionale possa migliorare le competenze scientifiche dei giovani o comunque rispondere ad un’esigenza che invece è forte nel nostro Paese, quella di avvicinare il sistema scolastico al mondo della ricerca scientifica. Il modello italiano funziona, quando è affidato alle mani giuste. Abbiamo conosciuto dei docenti eccellenti in questi anni di attività, che si confrontano continuamente con nuove metodologie di apprendimento, e con i sistemi scolastici di altri Paesi, che in alcuni casi hanno il vantaggio di essere più flessibili. Purtroppo la loro apertura e il loro interesse non vengono incentivati (per non dire che a volte sono anche ostacolati), e questo chiaramente ci penalizza.

 

Intervista a Pasquale Maffia, editore e autore della rivista scientifica Frontiers for Young Minds

Ci racconti qualcosa di te?

Sono nato e cresciuto a Napoli, dove sono diventato ricercatore in Farmacologia circa dieci anni fa. Da alcuni anni, vivo e lavoro a Glasgow in Scozia nel Regno Unito e mi occupo dello studio della risposta immune nelle patologie cardiovascolari. L’obiettivo finale è quello di sviluppare nuove metodiche per la diagnosi precoce e il trattamento delle malattie cardiovascolari come ictus e infarto.

Puoi descriverci cos’è per te Frontiers for Young Minds?

Frontiers for Young Minds è un giornale di divulgazione scientifica rivolto esclusivamente ai ragazzi. Serve a sviluppare interesse in argomenti scientifici a partire sin da una giovane età. L’obiettivo è sia quello di stimolare interesse in coloro che saranno i futuri scienziati di domani che quello di creare una società più consapevole e informata.

Chi sono gli autori, i revisori e i lettori?

Gli articoli scientifici sono scritti da scienziati come me, per un pubblico che va dagli 8 ai 18 anni. Prima della pubblicazione ogni articolo deve essere valutato e approvato da ragazzi delle scuole medie e superiori di tutto il mondo.

Puoi raccontarci come è nata l’idea di un giornale di neuroscienze, salute, biodiversità, matematica, astronomia, la Terra e le sue risorse rivolto ai ragazzi?

C’è un grande interessa nel creare una società più consapevole verso tematiche scientifiche. La maggior parte della nostra ricerca è finanziata con soldi pubblici o donazioni ed è quindi dovere della comunità scientifica informare il pubblico su come i loro soldi siano spesi. Una maggiore informazione e trasparenza significa prima di tutto creare cittadini informati, che nel caso per esempio della ricerca biomedica si traduce in maggiore attenzione alla prevenzione delle malattie, un uso più consapevole di farmaci e vaccini e quindi anche un maggiore interesse a supportare ulteriormente la ricerca. In questo percorso di divulgazione è fondamentale arrivare a tutti, giovani e vecchi, e in particolar modo a quelle parti di comunità che per limiti geografici, economici e culturali hanno meno accesso all’informazione scientifica. L’informazione e la cultura sono una ricchezza e distribuire questa ricchezza rende la società dove viviamo migliore. Questo è un dialogo bilaterale che arricchisce anche e soprattutto lo scienziato che dal contatto con il pubblico capisce meglio quali sono le problematiche che lo circondano e questo permette di acquisire maggiore consapevolezza dell’importanza del nostro lavoro.

La vostra strategia rientra senza alcun dubbio nella corretta comunicazione scientifica dal punto di vista dei contenuti, ma dal punto di vista della diffusione come far diventare i ragazzi italiani vostri lettori?

Il giornale è rivolto ad un pubblico internazionale e come tale è scritto in inglese. Tuttavia, gli articoli sono scritti in modo da essere accessibili ad un pubblico molto giovane e lo stesso vale per le illustrazioni del giornale e la grafica del sito internet. Nella mia esperienza di editore ho interagito con vari paesi non di lingua inglese. In Italia per esempio ho spesso collaborato con gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Galileo Ferraris di Napoli, che hanno sempre compiuto un ottimo lavoro di revisione debitamente supportati dei loro inseganti. In Italia, quindi si potrebbe partire dal far conoscere il giornale nelle scuole, cosi che gli articoli possano essere discussi in classe dagli insegnanti di biologia o inglese.

Vivi in Scozia da qualche anno. Secondo te l’interesse dei ragazzi del Regno Unito verso la scienza è maggiore di quello dei ragazzi italiani? Se sì, perché?

Gli interessi dei ragazzi sono gli stessi in tutto il mondo. In Africa, i bambini sono estremamente interessati a conoscere, perché capiscono che la conoscenza è un modo per accedere ad una vita migliore. Sarebbe bello che avvenisse questo anche Italia, ma i messaggi che i ragazzi ricevono sono spesso contrastanti ed il fatto che la ricerca e la scienza in Italia non siano adeguatamente supportate non aiuta.

Qualcosa che vuoi aggiungere?

Vorrei solo far capire ai ragazzi che con la scienza ci si può divertire, si viaggia, si incontrano persone di tutto il mondo. In poche parole, non ci si annoia mai.

 

Intervista a Pietro Olla, fondatore di CircoScienze – associazione “Le strade di Macondo”

Ci racconti qualcosa di te?

Vivo vicino a Cagliari con la mia famiglia. Sono sardo di origini ma mi sento “cittadino del mondo”: ho vissuto a Roma, Madrid, Napoli, Oviedo Trento. Padre di Ada e Jaime (2 e 7 anni), felicemente in coppia con Rita.  

Ingegnere Elettronico dal 2000, Clown Didattico, Artista di Strada, Divulgatore Scientifico e da 3 anni Insegnante di Tecnologia alle medie. 

Adoro il mio lavoro e lo faccio con grande entusiasmo.  

Quali sono gli obiettivi di CircoScienze?

CircoCiencia nasce nel 2007 in Spagna, durante il mio master en Divulgazione de la Ciencia presso la Universidad Carlos III de Madrid, con l’obiettivo di disegnare un progetto ludico-didattico-divulgativo per parlare di contenuti scientifici utilizzando il mio linguaggio artistico: il Circo.

Il mio primo interesse era divulgativo: divertire e coinvolgere il mio pubblico con un approccio clown professionale, competente nelle forme e nei contenuti e rigoroso scientificamente. 

Quali sono le strategie? 

Risponderei utilizzando le parole del MIUR delle Avvertenze Generali: la strategia è la “Didattica per Competenze”. Il Circo è esattamente questo: un compito autentico. Uno strumento strategico per programmare e progettare per Competenze. Saper fare più che conoscere. Toccare, sentire, emozionarsi. Per fare questo occorre motivazione. Nelle mie lezioni riscontro sempre ottimi risultati quando riesco a partire dagli interessi dei ragazzi per costruire intorno a questi una lezione motivante e sentita. Ultimamente per esempio sto lavorando sui corpi in rotazione. Intendo trasformare un elemento di disturbo, di distrazione e di “pericolo” in uno strumento didattico a tutti gli effetti: il Fidget Spinner offre numerosi spunti didattici a partire dai materiali con cui è costruito, cuscinetti a sfera, plastica, metallo; i fenomeni coinvolti, effetto giroscopico, conservazione del momento angolare; abilità e coordinazione psico-motoria. I contenuti non mancano mai, conoscenze, abilità e competenze, la chiave di tutto è la motivazione. Per la prima volta i ragazzi giocano con lo spinner in classe, senza infrangere regole, disobbedire o disturbare la lezione. Semplicemente stanno facendo lezione di Tecnologia.  

Un altro elemento chiave è l’interattività (intellettuale, fisica ed emotiva), pensare insieme agli altri, toccare e trasformare ed infine divertirsi e sorprendersi. 

Infine imparare a imparare. Che significa crescere studenti felici di stare alle prese direttamente con l’apprendimento, senza mediazione del docente che in questo caso scompare, si trasforma in facilitatore, costruttore di scenari d’apprendimento. La scuola la vedo come un teatro! Protagonisti sono i ragazzi, noi docenti apriamo le porte, spazziamo il palco e accendiamo le luci. Che lo spettacolo abbia inizio. 

A chi sono rivolte le vostre attività? 

Offriamo attività diverse per ogni pubblico: gli spettacoli e i laboratori didattici interattivi sono per tutti: bambini e bambine, ragazzi e ragazze, famiglie, pubblico generico, sia quello che ci sceglie nei teatri e nelle biblioteche, sia quello che ci incontrai piazza, perché siamo artisti di strada e ci piace molto questo aspetto. 

I corsi di formazione per adulti sono disegnati per professionisti della didattica, intrattenimento, educazione come animatori, insegnanti, educatori.

Hai un ricordo che vuoi condividere? 

Si. Il momento più emozionante del mio percorso è stato l’allestimento di Fragili Equilibri al Festival delle Scienze di Genova del 2013. Un progetto che meriterebbe una intervista a parte. Frutto di tanti anni di formazione e studio, sono riuscito a giocare con tutti i miei interessi in una mostra interattiva: dal circo alla fisica classica, dall’arte plastica al clown, dal riciclo di materiali poveri alla didattica interattiva. 

Hai portato il tuo spettacolo in giro per il mondo. Secondo te, l’interesse dei ragazzi italiani verso la scienza è diverso da quello degli altri paesi? Se si perché? 

In Italia il movimento della divulgazione scientifica è in netto recupero rispetto agli altri paesi industrializzati. In paesi come USA, Nord Europa, Australia sono ormai 40 anni che esistono e si diffondono parchi dei divertimenti di carattere scientifico. Per secoli i musei delle scienze italiani, tra i più importanti al mondo per valore storico e scientifico, sono stati caratterizzati dalla vecchia concezione statica di esposizione di macchinari storici, i visitatori potevano guardare e non toccare. I Science Center di nuova concezione (proibito non toccare) hanno faticato a imporsi anche per una idea della didattica e dell’apprendimento ancorata al vecchi schema scolastico: trasferimento di sapere da chi sa (insegnante) a chi deve imparare (studenti). Da qualche decina di anni grazie alla spinta di Città della Scienza di Napoli, del Festival delle Scienze di Genova, del Museo Leonardo di Milano, e di poche altre realtà locali, si sono create le condizione per un cambio prima di tutto culturale, poi politico e strategico nella Divulgazione delle Scienze. Ora i Festival delle Scienze sono decine in tutte le regioni d’Italia e tutti sono alla ricerca di nuovi linguaggi teatrali e spettacolari per coinvolgere, motivare e incuriosire il pubblico. 

Prof. Pietrosky, il mio Clown è stato in decine di Festival in Europa, in Africa e in Medioriente trovando sempre pubblico entusiasta e preparato sia da un punto di vista dei contenuti, sia rispetto alle forme e le strategie didattiche e comunicative. 

D’altra parte la tradizione teatrale e circense italiana favorisce pubblici competenti e abituati all’arte scenica, alla metafora come scelta comunicativa, ai doppi sensi e al linguaggio del corpo. Questo crea un feeling tra artista-divulgatore e pubblico che difficilmente si può trovare in altri contesti geografici e culturali. L’energia Italiana è speciale per tutti gli artisti che si esibiscono nel nostro paese e devo dire che anche noi artisti italiani godiamo di un certo pregiudizio positivo che ci porta in capo al mondo con grandi aspettative. Pietrosky sente sempre la responsabilità di onorare in tutti i modi questa alta aspettativa. Non posso dimenticare gli spettacoli fatti in Finlandia, presso il Science Center EUREKA, tra i più belli e importanti d’Europa. Pubblico statico, silenzioso, serio… un dramma per il mio clown. A fine spettacolo però i complimenti non sono mancati e i feedback erano dei migliori. Lo spettacolo era andato benissimo ma io non me ne ero accorto! Semplicemente un altro modo di divertirsi e di esprimere il proprio umore, un sorriso che vale tanto, un applauso con due dita e il bicchiere in mano. 

Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo. (Archimede)

Insegnare ai ragazzi a credere nel progresso della scienza permette di sognare. I ragazzi hanno il diritto di credere nel futuro, con competenza e spirito critico.

 

Milena De Nicola

 

 

Prof. Pietrosky torna con il suo spettacolo di piazza al Festival della Scienza di Arzana – Ogliastra

Prof. Pietrosky e il coniglio nel cappello:
Spettacolo di Circo Didattico
al Festival della Scienza di Arzana

Artisiti di strada - circoscienze

Artisti di strada divulgatori delle scienza Prof Pietrosky

Come per tutti gli artisti di strada in attesa di una data importante l’emozione cresce, e si sente. L’organizzazione non si ferma. Da Giovedì 24 a Domenica 27 Maggio, Arzana sarà al centro della Scena e della Scienza.

Scienza in gioco. Il Festival Scientifico Ogliastrino è una manifestazione all’insegna della scienza che, attraverso laboratori, conferenze, dibattiti, artisti di strada, spettacoli e giochi, intende favorire nei partecipanti la conoscenza, approfondimento e apprendimento di temi scientifici attraverso l’uso di metodologie stimolanti e accessibili a tutti.

Noi di CIRCOSCIENZE e i nostri artisti di strada avremo l’Onore e l’Onere di chiudere la manifestazione con il nostro spettacolo comico scientifico Domenica 27 ore 20.30.

NON MANCATE.

Link al sito del Festival Scienza di Arzana www.scienzaingioco.it

Video promo del Fetival Scienza  video

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Il Colloquio orale dell’esame di Terza Media ( 2 di 2): Forme e Strumenti

Il Colloquio orale dell’esame di Terza Media ( 2 di 2): Forme e Strumenti

La Settimana scorsa ci siamo lasciati sullo Skateboard.
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tesina motivazione circoscienze

Proponevo ai ragazzi di cimentarsi su una scala immaginaria di difficoltà, partendo da un interesse forte. Articolare intorno allo “Skate” un discorso interdisciplinare capace di dimostrare la loro maturità, facendo costante riferimento ai nostri saperi ( competenze, conoscenze, abilità ), anche, ma non solo, quelli che la scuola offre nelle varie materie.

E’ lo stesso tipo di analisi – basata sul saper fare, sul problem solving, cioè sulle competenze – che suggerisco quando il tema scelto è uno dei classici:
“la condizione della Donna” o “il fascismo” o “la Belle Epoque” o “lo sfruttamento minorile” o “la Cina” o “la mafia”. A dimostrazione del fatto che per quanto mi riguarda la maturità dei ragazzi non è vincolata al tema della tesina – Contenuto – ma piuttosto alle strategie comunicative – Forme e Strumenti. Ho assistito a colloqui orali penosi sulla “II rivoluzione industriale”, o sulla “Pace nel mondo” ( argomenti che mi affascinano ) fatti con superficialità e scopiazzati da cima a fondo e colloqui entusiasmanti e appassionati sulle “olimpiadi” o sulla “chitarra elettrica”.
La discriminante è la MOTIVAZIONE.
Se c’è passione abbiamo vinto tutti, se c’è frustrazione e rassegnazione perdiamo tutti. SEMPRE.
La scuola per me deve essere un luogo di gioia. Invece i ragazzi la vivono come una prigione triste e noiosa.
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motivazione tesina circoscienze

Per questo il mio ruolo di guida verso il colloquio non è mai “suggerire argomenti” ma sempre “chiedere: cosa ti piace fare? qual è la tua passione?”. Ecco perché condivido il passaggio storico dai vecchi e statici “programmi ministeriali” alle “indicazioni curricolari”. Perché, se necessario, al fine di motivare i ragazzi in una ottica inclusiva, sono i nostri programmi a doversi adattare agli stili di apprendimento, agli interessi e ai tempi di attenzione, non il contrario. Se Manzoni non funziona offriamo anche Benigni, Edoardo Bennato o J-AX.
A questo punto perché non lasciare che i ragazzi decidano in autonomia e approfondiscano con metodo e interdisciplinarietà la loro passione? Anche se non è la nostra? Anche a rischio che si sbaglino e facciano una brutta figura, sarà comunque una battaglia combattuta, meglio di una rinuncia.
Possiamo noi convincerli che “Gandhi” o “L’Europa” o “L’immigrazione” sono argomenti appassionanti?
ricordate la citazione di Freinet?
“puoi portare il cavallo alla fonte e fischiare quanto vuoi, ma se il cavallo non vuole bere, non beve”,
cavallo Il cavallo non beve! e se anche fa finta di bere, lo fa controvoglia e non si disseta o peggio ancora si convincerà di poter vivere senza acqua. Forse deve solo girarsi e vedere che ci sono altre fonti all’orizzonte.
Abbiamo noi il diritto di proibirgliele? perché non parlare di “calcio” o di “basket”? o del colore “giallo”? o di “Muri”, o di “Walt Disney” o di “Maradona”? o dello “Skate”? Perché non assecondare i rari momenti di passione di questa generazione senza brio?
La scuola è come un teatro, con i ragazzi al centro, nel ruolo di protagonisti. Noi prepariamo il palco e sistemiamo le luci.
Che lo spettacolo abbia inizio.

Il Colloquio orale dell’esame di Terza Media ( 1 di 2): Contenuti

Insegno tecnologia alle scuole medie, come tutti i colleghi in questo periodo, vengo avvicinato dai ragazzi di terza che chiedono: “Prof. cosa faccio di Tecnologia?”. Il sott’inteso è “per la tesina, mi manca solo tecnologia e motoria, per lei cosa faccio?”
Inutile dire che mi cadono le braccia.
Il mio desiderio è di annullare la classica scomposizione del sapere basata sulle materie scolastiche ( italiano, geografia, scienze, musica, motoria… ecc…) Vorrei un sapere scomposto con più fantasia e originalità e in questo senso li stimolo a lavorare su una mappa concettuale basata sulle domande: ( Dove, Quando, Chi, Come, Perché, ecc… ) o su base temporale ( in quali epoche storiche? )  o su base geografica ( città campagna o mare? monti o pianura? ).
Mi domando come possiamo noi insegnanti essere una guida per i ragazzi nella scelta dei temi e delle forme di comunicazione orale. Come assumere noi il ruolo maieutico  nella loro crescita individuale  alla vigilia di un momento di passaggio così delicato per la loro formazione e personalità?
Tutti noi docenti condividiamo almeno in teoria, gli obiettivi principali della scuola: crescere cittadini consapevoli, capaci di critica e autocritica, rispettosi e maturi. Competenti, abili e colti.
In questo senso la preparazione del colloquio orale a conclusione di un ciclo di studi assume un ruolo fondamentale per la nostra valutazione finale per diversi aspetti:
  1. capacità di elaborazione delle conoscenze acquisite;
  2. capacità dei ragazzi di mettere in pratica le proprie abilità ( linguistiche, logico-matematiche, artistiche, storiche e scientifiche)  acquisite a scuola e nelle altre esperienze significative, anche quelle extracurricolari ed extrascolastiche.
  3. infine la dimostrazione delle competenze trasversali, quelle in primo luogo di mettere insieme conoscenze con abilità in tutti gli aspetti della vita.
Solo due citazioni di circolari specifiche, che interpretano le indicazioni sul curriculo.

In tema di colloquio la Circolare n.48 del 31 maggio 2012 così afferma: […] Il colloquio è finalizzato a valutare non solo le conoscenze e le competenze acquisite, ma anche il livello di padronanza di competenze trasversali (capacità di esposizione e argomentazione, di risoluzione dei problemi, di pensiero riflessivo e critico, di valutazione personale, ecc.).

Nella Circolare Ministeriale  n.32,  del 14/03/2008, al paragrafo 4.3.3, si legge: “il colloquio interdisciplinare potrà riguardare gli approfondimenti delle singole discipline di studio e altri elementi derivanti da qualificate esperienze realizzate”.

Approfondendo questa ed altre letture legislative, fatte in occasione della preparazione al concorso pubblico, meno di 4 anni fa, mi sono imbattuto su questa affermazione di Freinet:

“puoi portare il cavallo alla fonte e fischiare quanto vuoi, ma se il cavallo non vuole bere, non beve”,

L’ho visto citato in un articolo che parla della MOTIVAZIONE come del “Primo impegno del docente” ( Umberto Tenuta, Educazione Scuola), l’ho trovato affascinante e lo porto sempre con me nelle mie lezioni. Per questa ragione e con queste motivazioni mi permetto di suggerire ai ragazzi di cercare contenuti e forme a partire da ciò che suscita il loro interesse per poi elaborare collegamenti interdisciplinari ( e non solo pluridisciplinari) che mettano in gioco conoscenze e abilità apprese dentro e fuori da scuola nelle varie discipline e attività. Convinto come sono che  la passione sia il motore della vita e senza passione per la conoscenza, si finisce per vendere l’Abbecedario come fece Pinocchio.

Ma si sa la Scuole è ricca di diversità. Non tutti i colleghi apprezzano questo approccio. Molti suggeriscono temi, alcuni li impongono e altri addirittura li proibiscono, aumentando ancora di più, a mio modesto avviso, il divario tra la scuola-prigione e la vita-passione.
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Esame Terza Media Tesina Skate

Il mio classico esempio è lo skateboard. Dico spesso ai ragazzi di terza:

se siete skaters, trovate il modo di parlare di skate, utilizzate le conoscenze necessarie per capire come funziona la vostra tavola con le 8 ruote:  dal libro di scienze prendete il capitolo sugli attriti e quello sul principio di conservazione dell’energia, dal libro di tecnologia la lavorazione del legno e il processo di fabbricazione delle ruote,  osservate la muscolatura e mostrate di conoscere gli strumenti di sicurezza e di saperli usare adeguatamente per prevenire possibili infortuni; cercate informazioni ed elaboratele in una mappa concettuale, cercate la musica degli skatepark e sintetizzate il testo di una canzone rap che vi piace, dimostrate la vostra capacità di leggere la metrica, le rime baciate e la differenza tra significato e significante, riconoscete le metafore, traducetela se è in inglese o francese, andate su google a cercare chi ha inventato lo skate e qual era il contesto storico sociale della prima comunità di skaters, dove è successo tutto questo?, quando è arrivato e come in Italia? e in Sardegna? dove sta lo “spot” migliore di Cagliari? Se potete andate ad intervistare il vostro idolo, e montate la video intervista con un software appropriato. Questo ragazzi vi aiuterà a studiare con passione. Che lo vogliate o no, questo è un passaggio difficile ed emozionante. Preparatevi a viverlo bene, con soddisfazione e desiderio di affermazione.
E’ il vostro momento. Giocatevelo al meglio.