La Didattica per Competenze e la necessità della Formazione Insegnanti

Mi sono finalmente deciso ad approfondire anche teoricamente LA DIDATTICA PER COMPETENZE. Dopo averle applicate  inconsapevolmente per molti anni, ( d’istinto e con approcci più artistici che pedagogici e didattici) attraverso progetti fortemente interattivi come Fragili Equilibri, La fisica del gioco e lo stesso corso di formazione il clown didattico mi sto ora avvicinando ad un approccio più formale, teorico e classico, grazie ad un bel corso di formazione organizzato dal mio I.C. Num 4 di Quartu S.E. a cura di Andrea Bertucci.

Queste slides, a cura di  che ringrazio, sono una bella presentazione sintetica ed efficace dei saperi e delle conoscenze necessarie rielaborate dalle indicazioni europee del 2005.

Il mio desiderio è quello di disegnare un corso di formazione specifico che utilizzando il mio solito linguaggio del clown didattico , mediante didattiche aperte e contesti facilitanti, approcci ludici e divertenti offra a noi insegnanti e formatori occasioni di confronto tra pari, sui contenuti e sulle metodologie delle COMPETENZE, sui pro e sui contro, sui limiti e sulle occasioni che ci permettano di progettare le nostre lezioni il più possibile motivanti, interessanti e quindi efficaci.

buona lettura.

A presto

Pietro

MANITESE Fragili equilibri …tra scienza e poesia

Nel 2013, la rivista StrumentiCres mi chiese 
un articolo sulla mostra Fragili Equilibri, 
recentemente esposta al festival della Scienza 
di Genova. eccolo. Buona Lettura 
----------------------------

ARTICOLO MANITESE

Fragili equilibri …tra scienza e poesia

di pietro olla, insegnante, divulgatore scientifico e clown didattico

 

La sala ampia, i bimbi seduti a terra, fermi come pietre, guardano in silenzio, la bocca aperta di stupore e meraviglia. Gli sguardi si fermano su una goccia d’acqua che impiega 7 secondi a presentarsi sull’angolo della vaschetta, aumentare di peso e… tac…! cadere al suolo… il suono delle gocce d’acqua diventa musica e le pause e i silenzi sono pieni di significati, perché danno il tempo di riflettere sulle poche parole del poeta: ogni 7 secondi … una goccia d’acqua… ogni 7 secondi … una morte di sete nel nostro ingiusto pianeta, scandisce lentamente l’autore delle opere. Quella goccia d’acqua, raccontata ai bambini dallo scultore-poeta Raffaello Ugo, è parte di un progetto più ampio di educazione all’arte e alla scienza. Fragili Equilibri è una mostra interattiva di corpi in equilibrio. Un progetto didattico multidisciplinare che mira alla valorizzazione della bellezza e dell’arte povera, al miglioramento della nostra vita, all’educazione scientifica e al rispetto dell’ambiente e del territorio che abitiamo. L’iniziativa è di due associazioni, “Le Strade di Macondo” e “Avvoltelinverso”, nate e operanti in Sardegna. Viviamo in un’epoca in cui la crescita economica si misura ancora insieme alla crescita industriale, quando ancora troppo pochi mettono in discussione l’idea di sviluppo senza limiti e di risorse energetiche infinite. Dopo il boom industriale, abbiamo la responsabilità di gridare al mondo che non si può continuare così, che un altro mondo è possibile. Ora ci ritroviamo a crescere i nostri figli in un pericoloso stato di incertezza sul futuro. Viviamo una Crisi Energetica, Economica, Democratica: picco del petrolio, riscaldamento globale, cattiva distribuzione delle risorse, difficoltà di accesso all’acqua, guerre e terrorismo, sono tutti aspetti di un’unica grande crisi di sistema. Ci sentiamo quindi in dovere di agire, con azione politica diretta, nella società civile, in movimenti o partiti, ma soprattutto nel quotidiano lavoro di responsabilità sociale, didattica, educativa. Un po’ per scelta, un po’ per vocazione non siamo parte della classe dirigente del paese, e non abbiamo in mano le chiavi delle grandi decisioni. Ci sentiamo però pronti sul piano educativo, per promuovere buone pratiche quotidiane, offrire a bambini e bambine, a ragazze e ragazzi, informazioni e strumenti per migliorare la comprensione dei problemi globali e quindi aiutarli a fare scelte consapevoli e importanti per la loro vita: dalle cose più semplici e immediate come limitare i consumi energetici, chiudere l’acqua mentre ci si lava i denti, spegnere le luci inutili, usare molto la bici e poco l’auto, fino alle più impegnative scelte familiari, lavatrici più ecologiche, consumo consapevole, riciclo e riutilizzo di materiali poveri ed ecocompatibili, per rispettare l’equilibrio sociale, ecologico ed economico del Pianeta Terra. Sappiamo però che per cambiare bisogna conoscere e per conoscere capire. Progetti come questo di divulgazione e educazione scientifica aiutano a stimolare e promuovere la curiosità verso le leggi della natura, anche fuori dall’ambito scolastico e accademico, e ad evidenziare le intersezioni e le interazioni fra i saperi. Nel difficile percorso di costruzione di un mondo migliore, più sano e più giusto non basta la comunicazione scientifica e l’educazione al sapere, occorre sperimentare e inventare buone pratiche educative necessarie alla formazione delle nuove generazioni Ma prima ancora di quella economica ed energetica, ci interessa la crisi dei principi democratici, nel senso che i diritti stessi (compreso quello all’istruzione e a una vita dignitosa) si vanno svuotando, per il prevalere del dio mercato e i tagli alla cultura e alle politiche sociali. Con conseguenze drammatiche nell’offerta educativa in genere e nel processo di insegnamento/apprendimento delle capacitá logico- matematiche, che riguardano tutti i saperi. Siamo convinti che 1): In questa prospettiva Fragili equilibri è un contenitore che – intersecando saperi, linguaggi e competenze diverse – consente di sperimentare nuove e originali forme di utilizzo di “tale potente strumento”: dai laboratori interattivi alla visite guidate, dal teatro agli spettacoli di circo e clown, ai giochi auto-costruiti per risvegliare 1 la matematica rivesta un ruolo chiave: “serva e regina di tutte le scienze”, la definisce Christiane Rousseau, vicepresidente dell’International Mathematical Union (IMU), nell’introdurre il progetto Mathematics of Planet Earth (MPE2013), che promuove il 2013 come anno della matematica del Pianeta Terra ( “Si tratta di usare con intelligenza e coscienza tale potente strumento, al fine di dare quanto prima risposte concrete agli interrogativi fondamentali che è ora più che mai importante e necessario porsi sul pianeta Terra, con particolare attenzione alle problematiche connesse alla sua stessa salvaguardia, dunque al nostro stesso futuro”. Mathematics of Planet Earth – http://mpe2013.org/ la manualità anche lontani dallo schermo dello smartphone. Con F.E. si affrontano problemi in maniera giocosa e divertente su concetti come equilibrio stabile e instabile, statico e dinamico, il baricentro la forza di gravità, la conservazione di energia e molti altri aspetti della meccanica classica, ma anche molte metafore e messaggi diretti sugli equilibri sociali ed energetici del Pianeta Terra. Gli exhibit-giocattoli sono allo stesso tempo oggetto e strumento di conoscenza ma anche di elaborazione personale e collettiva: una mostra interattiva è soprattutto un’ occasione per ricevere gli stimoli adatti ad elaborare autonomamente un proprio contributo. Il percorso si presenta come un viaggio ricco di stimoli ed esperienze. Dopo una breve presentazione poetica e interattiva, si entra negli abissi della Sala Nautilus, in un percorso che segue la spirale della conchiglia di questo affascinante e schivo personaggio del mare. I suoni sono quelli prodotti dal movimento di curiosi personaggi, piante abissali che richiamano anche nei movimenti la lenta e maestosa danza del mare. Vere opere d’arte costruite con materiali poveri, sfruttano l’energia elastica e gravitazionale che sembrano raccontare esse stesse l’equilibrio dell’ambiente e l’ingiustizia sociale. Al termine dell’esplorazione sottomarina emotiva e poetica, si prosegue il viaggio sulla isola di Galileo. Si sbarca sulla terra ferma, piedi ben piantati al suolo e concretezza scientifica. Exhibit-giocattoli ed esperienze dirette come trottole, sedie girevoli e automobiline a elastico, offrono ai visitatori, giovani e meno giovani, occasioni divertenti ed educative di giocare con il principio di conservazione dell’energia: piani inclinati palline in accelerazioni di gravità, attriti e cadute libere. Dopo aver giocato tra i colori e la musica con gli oggetti in equilibrio, si entra nella Sala Icaro dove si intraprende un personale viaggio attraverso il movimento del proprio corpo: l’equilibrio qui non viene mostrato né raccontato, bensì offerto alla esperienza diretta. È questa una sala/palestra; il suolo coperto di materassini e tappeti, musica di sottofondo e un animatore equilibrista che prova esercizi “impossibili” e interagisce con i visitatori, dando consigli e proponendo un approccio artistico e insieme scientifico alle sperimentazioni dirette. L’intero percorso rappresenta il nostro desiderio di riproporre una serie di situazioni A-Didattiche, un contesto cioè di netta discontinuità con le tecniche proprie dell’apprendimento scolastico istituzionalizzato (2). Secondo Brousseau “per apprendere l’alunno A deve accettare di rompere la relazione didattica con l’insegnante I ed entrare in relazione diretta con il sapere S.” Fragili Equilibri è pensata proprio per offrire momenti di autoapprendimento: i visitatori vengono lasciati a diretto contatto con le opere d’arte della sala nautilus, come con le trottole, le sedie girevoli e giochi vari, mentre osservano e promuovono il movimento del proprio corpo. L’abilità di cui andiamo fieri è l’arte di scomparire. A guidare i giochi sono insegnanti-attori, clown didattici, sempre presenti ma con l’obiettivo di raccontare storie, offrire stimoli, diventando invisibili all’occorrenza. Tutto questo grazie al carattere prettamente interattivo dell’intero progetto. Un’ Interattività intellettuale, per lo scambio continuo domande/ risposte e il dialogo tra le parti in gioco; un’ Interattivitá fisica, nell’esperienza diretta con oggetti e giocattoli didattici; un’Interattivitá emotiva, nello scambio reciproco delle parti fra emozionarsi e suscitare emozioni, ridere e sorprendersi(3). Il personaggio che meglio crea una situazione interattiva e di ascolto attivo è il clown didattico: Non il classico “pagliaccetto” con parrucca a riccioli rossi e verdi, scarpe giganti e clava in mano, sempre sorridente e con la voce stridula. Il clown didattico che si propone come guida e conduttore dei laboratori, è vestito di nero, non ha il naso rosso, non è truccato; ha però competenze specifiche di teatro, ascolto attivo, gestione nonviolenta dei gruppi(4). Anche quest’anno nell’aprile 2013 Fragili Equilibri, per la terza volta, ospiterà migliaia di ragazzi di tutte le età, offrirà centinaia di visite guidate e decine ùdi laboratori, spettacoli ed eventi diversi, grazie ad un meticoloso lavoro di progettazione, ricerca e cura delle relazioni con numerosi soggetti: ragazze e ragazzi, cittadine e cittadini di tutte le età, soci e collaboratori, istituzioni e finanziatori, sponsor e … chiunque vorrà; ma attiverà anche preziose collaborazioni didattiche, scientifiche e artistiche. Ringraziamo di cuore tutte e tutti. Concludiamo con un appello a lettori e lettrici: continuiamo a sintonizzarci su come cambia il mondo, quali le necessità di comunicazione culturale e quali gli spazi di intervento didattico ed educativo. Il cambiamento che ci piace ha bisogno di consapevolezza e partecipazione. Buona Scienza a tutti e tutte.

L’esame di Terza Media… che tristezza

 

Tesina Colloquio orale terza media

Tesina Terza Media Colloquio Orale

Breve ricerca su Google Immagini, ( Tesina Terza Media, INVIO) … tra le altre trovo questa foto, pessima qualità ( solo 10k), giusta per non riconoscere i volti, a me sconosciuti. Mi interessano i loro corpi, le loro posizioni e l’energia che emanano. Non c’è bisogno di scomodare elementi di Prosemica Applicata per notare la tristezza e l’infelicità.  La ragazza sta scomoda, si noti che non ha alcuno spazio di movimento, le ginocchia schiacciate sulla scrivania, la sedia è piccola e la luce poca. Gli insegnanti, 4 su 4, hanno le braccia conserte come a protezione da qualunque fuga empatica nei confronti dell’interroganda. le facce sono tristi e annoiate. Veramente abbiamo ancora il coraggio di diffendere in qualche modo questo esame di Terza Media?

Innoviamo colleghi, vi prego. prima di tutto cambiamo la scrivania, offriamo luce e aria. diamo la possibilità a chi lo desidera di alzarsi in piedi, muoversi, usare tablet o LIM, togliamo la barriera di tavoloni e le braccia conserte, non aiutano.

Buona didattica a tutti e tutte

Pietro

 

 

 

 

Indicazioni Curricolari vs Programmi Ministeriali

Va bene, faccio Outing:

quest’anno scolastico non so ancora quello che farò in nessuna delle mie 9 classi. In queste prime settimane sto sperimentando un approccio completamente nuovo: tento di approfittare al massimo della libertà didattica che ci viene effettivamente offerta dalla “nuova” visione della scuola che sta finalmente prendendo piede intorno a me. Il pensiero vola agli anni 80-90, quando, da studente, ricordo i programmi ministeriali, i colpi in testa dell’insegnante e le punizioni collettive. Ora, da docente, mi trovo le indicazioni curricolari, l’inclusione come risorsa per valorizzare le diversità. Non c’è che dire un bel cambiamento.

Quest’anno durante le prime lezioni sono arrivato in aula ed ho proposto due Brainstorming,

1 – cosa abbiamo fatto l’anno scorso?
2 – cosa ci piacerebbe fare quest’anno?

Il mio potenziale campo d’azione, per quanto riguarda la disciplina che insegno è così ampio e variegato da sembrare sterminato a chi, come me ha dato da pochi anni l’esame del concorso pubblico ed è stato messo alla prova con nozioni teoriche di livello universitario che spaziavano dal calcestruzzo alla dieta mediterranea, dal pensiero computazionale alle proiezione ortogonali, dai sistemi di trasporto e produzione dei materiali alla educazione ecologica, Energia e Inquinamento … L’esperienza, seppur limitata a soli 3 anni curriculari mi insegna che non esistono prassi consolidate e universalmente riconosciute su cosa fare e quando. Qualcuno suggerisce in rete uno schema più o meno di questo tipo:

  • prime classi – risorse primarie e alcuni materiali – disegno tecnico
  • seconde classi – altri materiali – educazione alimentare – disegno tecnico
  • terze classi – energia – trasporti – disegno tecnico

è uno schema che nasce ancora una volta dai programmi, dai contenuti e dal prof. Tre anni fa ho iniziato così, poi sono guarito, o fuggito di prigione se preferite. Ho riletto diverse volte le indicazioni curriculari, non la lista di saperi da propinare ai ragazzi, proprio le parole “I-N-D-I-C-A-Z-I-O-N-I-C-U-R-R-I-C-U-L-A-R-I”… le ho lette e rilette con gusto “I-N-D-I-C-A-Z-I-O-N-I-C-U-R-R-I-C-U-L-A-R-I”.

Poi ho fatto tre respiri lunghi, mi sono seduto davanti al pc e mi sono goduto le foto dei braistorming dei ragazzi…

buon lavoro

Prof Pietro Olla

 

Comunicare la scienza ai ragazzi: viaggio alla scoperta di strategie vincenti

Pubblichiamo qui un bell’articolo che contiene anche una breve intervista a Pietro Olla, ideatore di progetti di divulgazione scientifica come, CircoScienze e Fragili Equilibri, e altri.

Ringraziamo tanto Milena De Nicola, per l’articolo prodotto per il corso del Prof. Pietro Greco, Master SGP della Sapienza Università di Roma.

Comunicare la scienza ai ragazzi: viaggio alla scoperta di strategie vincenti

Il mio viaggio parte in un aula di università. Sto per iniziare la mia lezione del corso di Biologa Applicata agli studenti del primo anno di Medicina quando sorge in me una curiosità. Ed è così che all’appello, invece del classico “Presente” chiedo di rispondere a questa domanda:

Da adolescente, come avresti voluto ti fosse comunicata la scienza (matematica, biologia, chimica, ingegneria…)?

Queste le risposte:

come comunicare la scienza

dove per “laboratorio” si intendono attività pratiche svolte a scuola.

L’esito del sondaggio mi fa riflettere. Tra tutte le possibili opzioni la risposta più frequente è quella che richiede una partecipazione attiva. Mi viene in mente una frase di Isidor Isaac Rabi, premio Nobel per la Fisica nel 1944.

Mia madre ha fatto di me uno scienziato senza volerlo. Ogni altra madre a Brooklyn avrebbe chiesto al suo bambino dopo la scuola: “Hai imparato qualcosa oggi?”. Ma non mia madre. “Izzy” – diceva – “hai fatto una buona domanda oggi?”. Tale differenza – fare buone domande – mi ha fatto diventare uno scienziato”.

E forse la riflessione che nasce dal sondaggio è proprio questa: a scuola i ragazzi possono chiedere perché. Possono porre domande e ricevere risposte. La curiosità facilita l’apprendimento. Questa relazione viene analizzata scientificamente in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Progress in Brain Research, dove si dimostra che la curiosità e più in generale l’esperienza di novità e di sorpresa, possono migliorare l’apprendimento e la conservazione della memoria.

Alla ricerca di altre prove sperimentali, mi viene in mente che quando preparo le lezioni la prima domanda che mi faccio è sempre: “Come posso stimolare la curiosità dei ragazzi?”. Se trovo la risposta allora la lezione funziona.

“La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero; sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza”. (Albert Einstein)

E non meno importante è apprendere divertendosi. La dimostrazione scientifica, per i più scettici, viene riportata in ben 404 lavori scientifici che compaiono dando come parole chiavi “divertimento e apprendimento”, su PubMed il motore di ricerca della letteratura scientifica biomedica.

Non so come il mondo potrà giudicarmi ma a me sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l’oceano della verità giaceva inesplorato davanti a me”. (Isaac Newton)

Dopo aver visitato PubMed e le frasi di celebri scienziati, il mio viaggio continua alla scoperta di strategie di comunicazioni della scienza che permettono ai ragazzi di mettersi alla prova, che stimolano curiosità, che suscitano divertimento.  Ecco le bellissime tappe del mio viaggio.

 

Intervista a Rossana De Lorenzi, cofondatrice insieme a Tommaso Nastasi dell’associazione Adamas Scienza
Ci racconti qualcosa di te?

Sono una sognatrice, appassionata di vita, di viaggi, di famiglia. Mi piace mettermi in gioco e sfidare i miei limiti, nella vita e nel lavoro.
Rincorro l’indipendenza, la possibilità di godermi la vita, la mia famiglia, senza per questo sacrificare i miei obiettivi professionali.
Non amo tanto parlare (di me poi… proprio poco!), preferisco scrivere. Sono una persona precisa, organizzata, a tratti maniacale. Affidabile e disponibile, onesta e sincera.
Amo la scienza per la sua trasparenza, mi piace l’ambiente degli scienziati – semplice e umile – come me. A volte troppo chiuso in se stesso – come me.
È per questo che a un tratto nella mia vita si è fatta largo l’esigenza di uscire fuori, di parlare con le persone, di spiegare quant’è bella la scienza e quanto poco la gente ne sappia.

Quali sono gli obiettivi di Adama Scienza?

L’obiettivo principale di Adamas Scienza è appunto quello di avvicinare la gente alla scienza. Ma questo percorso non è semplice.
Avvicinare non in senso fisico, non semplicemente facendo entrare la gente in un laboratorio, o facendo parlare gli scienziati in pubblico… queste sono tappe di un percorso più lungo, mirato a cambiare la percezione della scienza, e a rendere la scienza parte integrante del bagaglio culturale di ogni persona. È per questo che definiamo il nostro lavoro “educazione scientifica” piuttosto che “divulgazione” o “comunicazione”.
Per fare questo occorre lavorare con le nuove generazioni, e occorre spiegare a tutti come “funziona” la scienza, e come difendersi da ciò che scienza non è.

Secondo la tua esperienza, quali sono le strategie vincenti per incuriosire, suscitare interesse, stimolare l’apprendimento degli adolescenti alle tematiche scientifiche?

Tutto ciò che rientra nell’apprendimento “non formale” inevitabilmente suscita più interesse o curiosità. Ribadisco, non c’è bisogno di portare degli studenti in un laboratorio per avvicinarli alla scienza e al metodo scientifico.
I giovani hanno bisogno di un apprendimento dinamico, attivo, partecipato, condiviso, e lo studio delle scienze si presta perfettamente a questo approccio, anzi direi che questo è l’unico approccio utilizzabile per lo studio delle scienze.

Quali sono, secondo te, le tecnologie che cambieranno in modo più significativo il modo di divulgare la scienza?

La divulgazione scientifica viaggia sui normali canali di comunicazione, ed è dunque coinvolta nel processo generale di informatizzazione della comunicazione.
Oggi i social media sono entrati a pieno titolo tra i canali principali di informazione, con tutti i rischi che derivano dalla possibilità di affidare dei contenuti più o meno autorevoli ai singoli cittadini, che li divulgano indiscriminatamente.
Questo vale per tutti i campi dell’informazione, ma credo che la scienza sia stata particolarmente colpita (in negativo) da questo fenomeno, proprio per il senso diffuso di scetticismo e di sfiducia verso la scienza che nasce dalla non conoscenza.

A chi sono rivolte le vostre attività?

Alle nuove generazioni, come dicevo prima, ma anche a chi è responsabile della loro formazione scientifica – quindi gli insegnanti. Abbiamo due target principali (docenti e studenti) per i quali programmiamo dei percorsi di formazione necessariamente diversi, (per il modo diverso che hanno di apprendere i docenti e gli studenti appunto) che però a volte si incrociano nel momento in cui i nostri approcci, strumenti e le nostre metodologie, devono ovviamente adeguarsi al sistema scolastico e ai vincoli che questo impone.

La vostra associazione lavora in ambito internazionale. Quali sono dei modelli europei positivi che potrebbero aiutarci a migliorare la corretta comunicazione scientifica tra i ragazzi?

Innanzitutto la figura dell’educatore scientifico esiste in molti Paesi europei ma non nel nostro. Credo che già l’affermarsi di questa figura professionale possa migliorare le competenze scientifiche dei giovani o comunque rispondere ad un’esigenza che invece è forte nel nostro Paese, quella di avvicinare il sistema scolastico al mondo della ricerca scientifica. Il modello italiano funziona, quando è affidato alle mani giuste. Abbiamo conosciuto dei docenti eccellenti in questi anni di attività, che si confrontano continuamente con nuove metodologie di apprendimento, e con i sistemi scolastici di altri Paesi, che in alcuni casi hanno il vantaggio di essere più flessibili. Purtroppo la loro apertura e il loro interesse non vengono incentivati (per non dire che a volte sono anche ostacolati), e questo chiaramente ci penalizza.

 

Intervista a Pasquale Maffia, editore e autore della rivista scientifica Frontiers for Young Minds

Ci racconti qualcosa di te?

Sono nato e cresciuto a Napoli, dove sono diventato ricercatore in Farmacologia circa dieci anni fa. Da alcuni anni, vivo e lavoro a Glasgow in Scozia nel Regno Unito e mi occupo dello studio della risposta immune nelle patologie cardiovascolari. L’obiettivo finale è quello di sviluppare nuove metodiche per la diagnosi precoce e il trattamento delle malattie cardiovascolari come ictus e infarto.

Puoi descriverci cos’è per te Frontiers for Young Minds?

Frontiers for Young Minds è un giornale di divulgazione scientifica rivolto esclusivamente ai ragazzi. Serve a sviluppare interesse in argomenti scientifici a partire sin da una giovane età. L’obiettivo è sia quello di stimolare interesse in coloro che saranno i futuri scienziati di domani che quello di creare una società più consapevole e informata.

Chi sono gli autori, i revisori e i lettori?

Gli articoli scientifici sono scritti da scienziati come me, per un pubblico che va dagli 8 ai 18 anni. Prima della pubblicazione ogni articolo deve essere valutato e approvato da ragazzi delle scuole medie e superiori di tutto il mondo.

Puoi raccontarci come è nata l’idea di un giornale di neuroscienze, salute, biodiversità, matematica, astronomia, la Terra e le sue risorse rivolto ai ragazzi?

C’è un grande interessa nel creare una società più consapevole verso tematiche scientifiche. La maggior parte della nostra ricerca è finanziata con soldi pubblici o donazioni ed è quindi dovere della comunità scientifica informare il pubblico su come i loro soldi siano spesi. Una maggiore informazione e trasparenza significa prima di tutto creare cittadini informati, che nel caso per esempio della ricerca biomedica si traduce in maggiore attenzione alla prevenzione delle malattie, un uso più consapevole di farmaci e vaccini e quindi anche un maggiore interesse a supportare ulteriormente la ricerca. In questo percorso di divulgazione è fondamentale arrivare a tutti, giovani e vecchi, e in particolar modo a quelle parti di comunità che per limiti geografici, economici e culturali hanno meno accesso all’informazione scientifica. L’informazione e la cultura sono una ricchezza e distribuire questa ricchezza rende la società dove viviamo migliore. Questo è un dialogo bilaterale che arricchisce anche e soprattutto lo scienziato che dal contatto con il pubblico capisce meglio quali sono le problematiche che lo circondano e questo permette di acquisire maggiore consapevolezza dell’importanza del nostro lavoro.

La vostra strategia rientra senza alcun dubbio nella corretta comunicazione scientifica dal punto di vista dei contenuti, ma dal punto di vista della diffusione come far diventare i ragazzi italiani vostri lettori?

Il giornale è rivolto ad un pubblico internazionale e come tale è scritto in inglese. Tuttavia, gli articoli sono scritti in modo da essere accessibili ad un pubblico molto giovane e lo stesso vale per le illustrazioni del giornale e la grafica del sito internet. Nella mia esperienza di editore ho interagito con vari paesi non di lingua inglese. In Italia per esempio ho spesso collaborato con gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Galileo Ferraris di Napoli, che hanno sempre compiuto un ottimo lavoro di revisione debitamente supportati dei loro inseganti. In Italia, quindi si potrebbe partire dal far conoscere il giornale nelle scuole, cosi che gli articoli possano essere discussi in classe dagli insegnanti di biologia o inglese.

Vivi in Scozia da qualche anno. Secondo te l’interesse dei ragazzi del Regno Unito verso la scienza è maggiore di quello dei ragazzi italiani? Se sì, perché?

Gli interessi dei ragazzi sono gli stessi in tutto il mondo. In Africa, i bambini sono estremamente interessati a conoscere, perché capiscono che la conoscenza è un modo per accedere ad una vita migliore. Sarebbe bello che avvenisse questo anche Italia, ma i messaggi che i ragazzi ricevono sono spesso contrastanti ed il fatto che la ricerca e la scienza in Italia non siano adeguatamente supportate non aiuta.

Qualcosa che vuoi aggiungere?

Vorrei solo far capire ai ragazzi che con la scienza ci si può divertire, si viaggia, si incontrano persone di tutto il mondo. In poche parole, non ci si annoia mai.

 

Intervista a Pietro Olla, fondatore di CircoScienze – associazione “Le strade di Macondo”

Ci racconti qualcosa di te?

Vivo vicino a Cagliari con la mia famiglia. Sono sardo di origini ma mi sento “cittadino del mondo”: ho vissuto a Roma, Madrid, Napoli, Oviedo Trento. Padre di Ada e Jaime (2 e 7 anni), felicemente in coppia con Rita.  

Ingegnere Elettronico dal 2000, Clown Didattico, Artista di Strada, Divulgatore Scientifico e da 3 anni Insegnante di Tecnologia alle medie. 

Adoro il mio lavoro e lo faccio con grande entusiasmo.  

Quali sono gli obiettivi di CircoScienze?

CircoCiencia nasce nel 2007 in Spagna, durante il mio master en Divulgazione de la Ciencia presso la Universidad Carlos III de Madrid, con l’obiettivo di disegnare un progetto ludico-didattico-divulgativo per parlare di contenuti scientifici utilizzando il mio linguaggio artistico: il Circo.

Il mio primo interesse era divulgativo: divertire e coinvolgere il mio pubblico con un approccio clown professionale, competente nelle forme e nei contenuti e rigoroso scientificamente. 

Quali sono le strategie? 

Risponderei utilizzando le parole del MIUR delle Avvertenze Generali: la strategia è la “Didattica per Competenze”. Il Circo è esattamente questo: un compito autentico. Uno strumento strategico per programmare e progettare per Competenze. Saper fare più che conoscere. Toccare, sentire, emozionarsi. Per fare questo occorre motivazione. Nelle mie lezioni riscontro sempre ottimi risultati quando riesco a partire dagli interessi dei ragazzi per costruire intorno a questi una lezione motivante e sentita. Ultimamente per esempio sto lavorando sui corpi in rotazione. Intendo trasformare un elemento di disturbo, di distrazione e di “pericolo” in uno strumento didattico a tutti gli effetti: il Fidget Spinner offre numerosi spunti didattici a partire dai materiali con cui è costruito, cuscinetti a sfera, plastica, metallo; i fenomeni coinvolti, effetto giroscopico, conservazione del momento angolare; abilità e coordinazione psico-motoria. I contenuti non mancano mai, conoscenze, abilità e competenze, la chiave di tutto è la motivazione. Per la prima volta i ragazzi giocano con lo spinner in classe, senza infrangere regole, disobbedire o disturbare la lezione. Semplicemente stanno facendo lezione di Tecnologia.  

Un altro elemento chiave è l’interattività (intellettuale, fisica ed emotiva), pensare insieme agli altri, toccare e trasformare ed infine divertirsi e sorprendersi. 

Infine imparare a imparare. Che significa crescere studenti felici di stare alle prese direttamente con l’apprendimento, senza mediazione del docente che in questo caso scompare, si trasforma in facilitatore, costruttore di scenari d’apprendimento. La scuola la vedo come un teatro! Protagonisti sono i ragazzi, noi docenti apriamo le porte, spazziamo il palco e accendiamo le luci. Che lo spettacolo abbia inizio. 

A chi sono rivolte le vostre attività? 

Offriamo attività diverse per ogni pubblico: gli spettacoli e i laboratori didattici interattivi sono per tutti: bambini e bambine, ragazzi e ragazze, famiglie, pubblico generico, sia quello che ci sceglie nei teatri e nelle biblioteche, sia quello che ci incontrai piazza, perché siamo artisti di strada e ci piace molto questo aspetto. 

I corsi di formazione per adulti sono disegnati per professionisti della didattica, intrattenimento, educazione come animatori, insegnanti, educatori.

Hai un ricordo che vuoi condividere? 

Si. Il momento più emozionante del mio percorso è stato l’allestimento di Fragili Equilibri al Festival delle Scienze di Genova del 2013. Un progetto che meriterebbe una intervista a parte. Frutto di tanti anni di formazione e studio, sono riuscito a giocare con tutti i miei interessi in una mostra interattiva: dal circo alla fisica classica, dall’arte plastica al clown, dal riciclo di materiali poveri alla didattica interattiva. 

Hai portato il tuo spettacolo in giro per il mondo. Secondo te, l’interesse dei ragazzi italiani verso la scienza è diverso da quello degli altri paesi? Se si perché? 

In Italia il movimento della divulgazione scientifica è in netto recupero rispetto agli altri paesi industrializzati. In paesi come USA, Nord Europa, Australia sono ormai 40 anni che esistono e si diffondono parchi dei divertimenti di carattere scientifico. Per secoli i musei delle scienze italiani, tra i più importanti al mondo per valore storico e scientifico, sono stati caratterizzati dalla vecchia concezione statica di esposizione di macchinari storici, i visitatori potevano guardare e non toccare. I Science Center di nuova concezione (proibito non toccare) hanno faticato a imporsi anche per una idea della didattica e dell’apprendimento ancorata al vecchi schema scolastico: trasferimento di sapere da chi sa (insegnante) a chi deve imparare (studenti). Da qualche decina di anni grazie alla spinta di Città della Scienza di Napoli, del Festival delle Scienze di Genova, del Museo Leonardo di Milano, e di poche altre realtà locali, si sono create le condizione per un cambio prima di tutto culturale, poi politico e strategico nella Divulgazione delle Scienze. Ora i Festival delle Scienze sono decine in tutte le regioni d’Italia e tutti sono alla ricerca di nuovi linguaggi teatrali e spettacolari per coinvolgere, motivare e incuriosire il pubblico. 

Prof. Pietrosky, il mio Clown è stato in decine di Festival in Europa, in Africa e in Medioriente trovando sempre pubblico entusiasta e preparato sia da un punto di vista dei contenuti, sia rispetto alle forme e le strategie didattiche e comunicative. 

D’altra parte la tradizione teatrale e circense italiana favorisce pubblici competenti e abituati all’arte scenica, alla metafora come scelta comunicativa, ai doppi sensi e al linguaggio del corpo. Questo crea un feeling tra artista-divulgatore e pubblico che difficilmente si può trovare in altri contesti geografici e culturali. L’energia Italiana è speciale per tutti gli artisti che si esibiscono nel nostro paese e devo dire che anche noi artisti italiani godiamo di un certo pregiudizio positivo che ci porta in capo al mondo con grandi aspettative. Pietrosky sente sempre la responsabilità di onorare in tutti i modi questa alta aspettativa. Non posso dimenticare gli spettacoli fatti in Finlandia, presso il Science Center EUREKA, tra i più belli e importanti d’Europa. Pubblico statico, silenzioso, serio… un dramma per il mio clown. A fine spettacolo però i complimenti non sono mancati e i feedback erano dei migliori. Lo spettacolo era andato benissimo ma io non me ne ero accorto! Semplicemente un altro modo di divertirsi e di esprimere il proprio umore, un sorriso che vale tanto, un applauso con due dita e il bicchiere in mano. 

Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo. (Archimede)

Insegnare ai ragazzi a credere nel progresso della scienza permette di sognare. I ragazzi hanno il diritto di credere nel futuro, con competenza e spirito critico.

 

Milena De Nicola